MIME-Version: 1.0 Content-Type: multipart/related; boundary="----=_NextPart_01C64749.5F882360" Questo documento è una pagina Web in file unico, nota anche come archivio Web. La visualizzazione di questo messaggio indica che il browser o l'editor in uso non supporta gli archivi Web. Scaricare un browser che supporti gli archivi Web, come Microsoft Internet Explorer. ------=_NextPart_01C64749.5F882360 Content-Location: file:///C:/08F244C1/settingmorfogenetico_scialanca.htm Content-Transfer-Encoding: quoted-printable Content-Type: text/html; charset="us-ascii" Setting come campo energetico

IL SETT= ING COME “CAMPO ENERGETICO INFORMATO”

di S= ergio Scialanca (apparso su “Vertici”, 12-08-2002)

 

 

 

 

La &= #8220;comunicazione energetica” postula che vi sia una mutamento significativo nella organizzazione del campo energetico individuale quando esso entra in contat= to con quello di uno o più interlocutori; e che potendo avere percezion= e e consapevolezza del proprio campo, le sue vibrazioni possano essere modifica= te in modo tale da inviare “messaggi energetici” non tanto al campo altrui, ma al sistema costituito dai campi dei vari partecipanti alla relazione. Postula anche che un sistema biologico (aperto e lontano dall’equilibrio) evolva secondo un programma costituito dal campo morfogenetico cui è sottoposto.

Anche se applicato alla morfogenesi in campo biologico, l’impianto teorico di Sheldrake, l’ipotesi della causalità formativa, costituisce una importante chiave di lettura analogica di quanto avviene quando più individui (progetti morfogenetici portati a compimento biologico) entrano in relazione tra di loro.

Come si sa, il campo morfogene= tico è una sorta di progetto privo di energia e di materia, che, solo all’apparire all’interno di esso di questi due elementi, eserci= ta la propria forza formativa. Ma ogni progetto precedentemente compiuto costituisce un germe morfogenetico capace di attrarre a sé, in forma sistemica, altri elementi e di produrre così un campo di livello più elevato, fino a costituire una gerarchia. La cellula è insieme una individualità realizzata secondo una campo morfogenetico= e insieme un germe morfogenetico capace di attrarre altre cellule in base al progetto espresso dal campo morfogenetico del tessuto o dell’organo, e così via.

Questa progressiva organizzazi= one procede per creodi, cioè per cammini evolutivi più probabili (in quanto già percorsi in situazioni simili), ma è insieme capace di scegliere cammini alternativi qualora intervenissero elem= enti di disturbo. Il campo morfogenetico persegue dunque in modo inarrestabile (= si pensi al processo che conduce lo zigote a riprodursi e a specializzarsi fin= o a costituire un uomo compiuto) il proprio progetto organizzativo, l’organizzazione degli elementi presenti nel campo in una “forma” capace di risonanza. Ogni forma infatti – come sp= iega la “formologia”, cioè la branca della radionica che si occupa delle onde di forma – emette una vibrazione di una certa frequenza, che, analogamente a quanto fa ogni emettitore di suoni, causa la messa in vibrazione di quegli elementi analoghi la cui vibrazione intrinsec= a, naturale, sia della stessa frequenza. Grazie a questa caratteristica, denominata “risonanza morfica”, il compimento di un processo evolutivo di un organismo (sia biologico, sia relazionale) è capace = di trasmettere l’informazione del processo seguito a campi morfogenetici consonanti che si stiano evolvendo.

Poiché inoltre la vita è movimento, secondo Sheldrake vi sarebbero dei campi cosiddetti “motòri”, schemi organizzativi del movimento, cioè progetti di forma che il vivente individuato andrà a comporre muoven= dosi nello spazio ed interagendo con il mondo. Il campo motorio è l’applicazione, in termini di movimento – quindi di emozione – del progetto contenuto nel campo morfogenetico.

La scelta di percorsi inaspett= ati, dovuti all’insorgere di ostacoli al perseguimento del creodo, costitu= isce la zona di creatività del progetto la quale, nel momento in cui viene applicata con successo, trasmette questa nuova, più efficace, strate= gia agli altri sistemi in via di evoluzione.

Sebbene Sheldrake neghi la sovrapponibilità del concetto di campo morfogenetico a quello di cam= po energetico, non si può fare a meno di pensare all’effetto fantasma, cioè alla caratteristica di un arto amputato di essere non solo percepito soggettivamente come ancora appartenente al corpo, ma persino rilevato alla fotografia Kirlian: sembrerebbe che la forma nella sua completezza persista anche quando essa viene modificata in modo significati= vo nella sua consistenza materiale.

L’ipotesi di Sheldrake suppone una realtà biologica strutturata secondo schemi geometrici  (ogni forma è riconducibile= a una geometria) finalizzati a uno scopo (teleonomia) che potrebbe essere di tipo metafisico. Comunque la teoria è altamente esplicativa sia dei fenom= eni morfogenetici – altrimenti inspiegati – sia del propagarsi quasi simultaneo di alcune conoscenze: tutti siamo sempre colpiti quando diversi ricercatori scoprono contemporaneamente la stessa cosa. In questo secondo c= aso, non si tratterebbe tanto del propagarsi della conoscenza, quanto del salto quantico effettuato da un uomo che costituirebbe, per risonanza morfica, il salto quantico dell’intero genere umano, consapevole che ne sia o men= o; la risonanza morfica non tiene infatti conto del fattore spazio-tempo. E= 217; il salto quantico, che consente di “vedere” qualcosa che era pr= ima invisibile; e ciò è dovuto al percorso creativo che un uomo è stato costretto a fare sospinto dal suo personale progetto evoluti= vo (campo morfogenetico-motorio), che perseguiva irresistibilmente il suo scop= o.

Il processo è metafisic= o in quanto attiene all’ontogenesi in funzione della filogenesi e, non potendosi supporre una casualità formativa (contraddetta dalla persistenza delle forme), occorre supporre una causalità, e dunque una teleologia.

La comunicazione energetica considera ogni relazione da questo punto di vista e per questo motivo inten= de la relazione di sostegno psicologico come finalizzata alla realizzazione del progetto evolutivo, formativo, dell’utente. Essa consente di incontrare i punti di biforcazione (cioè quelle situazioni di crisi o di stasi immediatamente precedenti alla inevitabile scelta del sist= ema biologico di procedere in una direzione A piuttosto che B) in modo assistit= o; non considera queste situazioni come patologiche, ma le accoglie come costr= uttive seppure disturbanti. La persona disturbata è in un momento di particolare potenziale creatività: il creodo non può essere seguito a causa di un qualche impedimento e ciò determina il disturb= o; il sistema deve trovare allora un percorso nuovo, creativamente. La rimozio= ne dell’impedimento è un obiettivo meno elevato rispetto alla scoperta di un’alternativa creativa, perché essa produrr&agrav= e; una risonanza morfica che entrerà a far parte dell’intero patrimonio ontogenetico.

Poiché l’ipotesi della causalità formativa riguarda il biologico, mentre il sostegno riguarda lo psichico, solo il paradigma reichiano, che ne stabilisce l’identità funzionale, può unificare i due concetti e dunque il paradigma della comunicazione energetica si radica naturalmente s= ulle tecniche della vegetoterapia carattero-analitica.

Il setting – inteso come sistema di campi energetici con finalità di sostegno tra due individ= ui, organizzato secondo  un campo morfogenetico-motorio – risulta essere privilegiato per una ricerca sperimentale, che ci ha indotti a  stabilire un protocollo che prevede la rilevazione Kirlian dello stato energetico di escort ed utente, immediatamente prima e immediatamente dopo la seduta.

Se si intende il setting come = un campo morfogenetico, esso esercita la sua forza organizzativa nel momento in cui utente ed escort ne entrano a far parte, e lo fa producendo una vibrazi= one con cui occorre mettersi in risonanza. L’escort è in questa funzione probabilmente il germe morfogenetico al quale l’utente si aggrega per trovare la propria organizzazione, la propria forma. La comunicazione energetica si riferisce al setting, di conseguenza, come a qu= ello che definisce “campo energetico informato”. L’informazione cui qui ci riferiamo è puramente energetica, o forse, come sottolinea Sheldrake, addirittura di livello più elevato rispetto a quello energetico, in quanto un campo morfogenetico non risponde alle stessi leggi= che regolano l’energia come intesa dalla fisica classica. Piuttosto esso apparterrebbe alla sfera dell’essere, mentre il campo energeti= co sarebbe nella sfera dell’esistere.[1] Comunque l’informazione di cui qui trattiamo non è di un ordine che possa essere compreso attraverso il pensiero/parola, né espresso= in questo termini. Essa è la “messa in forma”. Per questo motivo la comunicazione energetica è comunicazione nel silenzio e privilegia l’intuizione (noèsi), cioè quella comprensione che non passa per il pensiero logico razionale, ma si avvale di quello stato di coscienza che Bachelard definisce di rêverie. = Anche in questo l’approccio reichiano diventa fondamentale proprio perché non-verbale, ma energetico/emozionale.

Riferirsi alle emozioni signif= ica avere attenzione al proprio e altrui movimento energetico, attitudine vicina all’ascolto silente. La richiesta che dopo ogni acting si fa all’utente di descrivere le proprie sensazioni, funge da progressiva educazione all’ascolto di sé e delle proprie profondità biologiche ed ha lo scopo di fissare nella coscienza quanto, attraverso l&#= 8217;ammorbidimento della contrattura muscolo-caratteriale, è potuto emergere dall’= ;incosciente= = [2]. L’escort dovrebbe avere quindi la capacità di intendere le risonanze che il movimento-emozione dell’utente induce nel proprio campo e trovare in questo la lettura degli accadimenti, tenendo presente che l’emozione – in quanto movimento - è guidata dal suo campo motorio specif= ico. Una modalità, questa, di intendere il transfert ed il controtrasfert= sul piano energetico e non su quello dinamico.

Il riferimento dell’esco= rt è costituito dall’intenzione organizzativa del campo morfogene= tico che fa sentire i suoi effetti sul sistema energetico costituito dal setting (relazione utente-escort). Il campo morfogenetico infatti tende a formare la relazione secondo un progetto intrinseco che non può, per sua natura, che essere evolutivo.

Tutto questo trova conforto nei risultati parziali della sperimentazione cui si è accennato, e che ha potuto rilevare che la condizione di partenza (prima della seduta) vede in generale una buona organizzazione del sistema energetico dell’utente (compensata), mentre quella dell’escort è variabile in relazio= ne al suo stato attuale.

Dopo= la seduta, il campo dell’escort risulta potenziato quantitativamente e riequilibrato qualitativamente, mentre il campo dell’utente si scompe= nsa, si allentano i blocchi di copertura e affiorano i conflitti presenti al di sotto della corazza. Dopo la seduta, egli mostra quindi una maggiore mobilità energetica e una condizione emozionale relativa all’effetto in-formativo che il setting ha potuto produrre. Ogni inco= ntro è infatti un passo avanti lungo il progetto evolutivo dell’ute= nte (che chiede aiuto quando il suo processo è disturbato) e dunque lungo l’evoluzione indotta dal campo morfogenetico-motorio. Se l’inco= ntro si è sviluppato secondo il creodo l’utente si sentirà sereno sebbene al momento disorganizzato; se invece il sistema si colloca in una situazione di crisi in cui esso cerca un cammino evolutivo alternativo, trovandosi impossibilitato a procedere secondo il creodo (punto di biforcaz= ione), la sensazione sarà spiacevole e bisognerà dare fiducia alla p= ausa intercorrente tra una seduta e la successiva perché si possano riorganizzare gli elementi dissonantii[3]. Ogni seduta è infatti un modo di “fare a pezzi” (nel sen= so di disorganizzarla, non in quella di distruggerla!) la corazza tentando una organizzazione alternativa degli elementi che la compongono, fino a trovare= una fiducia nel poter persistere in una condizione plastica in cui la fluttuazi= one sia consentita ed accolta dal sistema: va ritrovata la mobilità del sistema, che potrà seguire il suo destino morfologico evolvendo al contempo. La ricerca di Sheldrake spiega infatti la persistenza di una forma pur nel continuo mutamento degli elementi che la compongono (le nostre cell= ule muoiono e vengono sostituite da nuove, ma noi restiamo identici a noi stess= i). Possiamo per aiutarci pensare a un caleidoscopio, in cui i pezzi di vetro colorato sono quelli, ma il loro diverso modo di aggregarsi dà luogo= a disegni totalmente diversi sebbene tutti di tipo geometrico.

Spes= so si troverà che in queste condizioni, la pausa servirà all’utente per ritrovare la compensazione iniziale e ciò parrà essere una sconfitta terapeutica. Ma, come sottolinea Michele Campanelli, l’utente mette alla prova l’escort (noi preferiamo = dire il proprio progetto evolutivo) escogitando difese e resistenze sempre più raffinate, fino a potersi consentire l’abbandono all’aiuto (la fiducia che il progetto che lo riguarda sia saggio) se l’escort (in realtà il progetto) avrà superato le prove= a cui è stato sottoposto. La comunicazione energetica, in questo modo, consente di non affrontare direttamente la resistenza, in quanto agisce a livello della morfogenesi, mentre la resistenza, la difesa, si colloca a livello muscolo-caratteriale. Noi possiamo impedirci di vivere (emozionalme= nte) oggi chiudendoci a chiave in una stanza buia, ma non possiamo impedirci di vivere (biologicamente e quindi emozionalmente) domani, cioè non possiamo interrompere il processo evolutivo che è insito nel progetto morfogenetico al quale siamo informati. Noi potremo ripetere domani la negazione alla vita, ma continueremo irresistibilmente a vivere (persino se= ci suicidassimo).

Un&#= 8217;altra evidenza della ricerca rivela che l’escort non funziona come una spug= na capace di assorbire l’energia bloccata dell’utente (DOR) – visione questa che fa dell’escort una specie di martire e che fa solitamente dire scherzosamente che per essere buoni terapeuti occorre esse= re grandi masochisti -, ma come un trasformatore. L’energia bloccata vie= ne sì sottratta al campo dell’utente, ma per essere sciolta e rim= essa in funzione all’interno della morfogenesi in atto. Per questo motivo l’escort, al termine della seduta, risulta energeticamente più ricco ed equilibrato e -anche se squilibrato rispetto alle compensazione di copertura -, risulta quantitativamente più ricco anche l’utent= e.

La sensazione è che non vi sia una particolare abilità terapeutica dell’escort a consentire questo, ma una sua qualit&agr= ave; che lo fa fungere da germe morfogenetico. Infatti, a restituire al sistema = il nutrimento dell’energia fino a quel momento inutilizzata perché contratta in DOR, non è l’escort quanto il campo morfogenetico= che impone che ogni risorsa venga utilizzata al fine evolutivo. L’escort cioè non sarebbe che un germe morfogenetico capace di attivare la risonanza morfica.

 

 

 



[1] La <= i>Gerarchia di Sé coscienti ipotizzata da Sheldrake sarebbe prima dell’= ;esistenza, intesa come apparizione dell’individuo vivente e dunque come realizza= zione del progetto, il quale è,  indipendentemente dalla sua realizzazione.  E’ una i= dea molto simile – come spieghiamo ne “La Comunicazione Ener= getica” – a quella che Schwaller de Lubicz individua nei principi funzionali espressi dai Netheru nella cultura antico-egizia e che vengono spesso scamb= iati con divinità dalla testa di animale.

[2] L’incosciente è il rimosso ancorato nel blocco muscolare, seco= ndo la descrizione di Federico Navarro.

[3] La metodologia reichiana ripercorre la storia biografica dell’utente attraverso acting che corrispondono alle successive fasi evolutive: evidentemente la difficoltà appare quando si evoca la fase (o le fas= i) che non è stata superata in modo funzionale.

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