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LA MATRICE ENERGETICA Il concetto di L-field, ovvero campo vitale, fu proposto da Harold Saxton Burr, ricercatore di Yale, fin dal 1930. Esso viene definito blueprint-like mold for all life, cioè la matrice progettuale di tutta la vita (si noti come l’A. abbia usato la parola blueprint per significare progetto, una sorta cioè di imprinting blu). Sulla sua intuizione iniziale, basata su rilevazioni di tipo bioelettrico, si sono poi accumulati altri contributi che hanno tenuto conto della fisica quantistica e, più recentemente, della teoria delle superstringhe. In particolare, tale matrice progettuale è stata da alcuni A.A. assimilata al campo morfogenetico postulato da R. Sheldrake, dopo che ricerche sulla rete dei meridiani della MTC (medicina Tradizionale Cinese) avevano individuato tali meridiani come canali energetici con caratteristiche di superconduzione (Zagriadskij); Nordenstrom ha dimostrato infatti che i tessuti corporei si polarizzano e intercollegano attraverso sottili correnti bioelettriche. Peter Mandel ha introdotto il concetto di meridiani orizzontali e diagonali, disegnando sulla superficie della pelle una fitta rete di percorsi energetici, che riproduce nella sostanza il disegno delle rete individuata da G. Calligaris, che sentenzia (anche in questo precedendo Mandel) “L’essere umano è costituito da corpo, mente ed anima. Questa triplice essenza è riflessa sulla sua pelle”. Tale assimilazione tra matrice progettuale e campo morfogenetico è stata accolta nel 1972 dallo stesso Saxton Burr che affermò: “il campo elettrodinamico del corpo ha la funzione di una matrice che continua a conservare la “forma” o l’adattamento di qualsiasi materiale riversatovi per quanto spesso il materiale venga cambiato”. L’attuale biofisica olistica si riferisce ormai ai concetti quantistici di campo e prende in considerazione le sue caratteristiche anche in biologia. Scrive Marco Bischof, dell’Istituto Internazionale di Biofisica: “Stanno emergendo le caratteristiche di una biofisica olistica. Essa ha proposto che i postulati per un tale campo debbano includere che esso sia basato sull’intrinseco olismo della teoria quantistica e sulle proprietà degli effetti quantistici macroscopici che devono comprendere i principi di non-localizzazione, non-separabilità, e di interconnessione, che saranno basati su una descrizione di campo di realtà e di organismo, e che infine devono includere la coscienza.” Per inciso, Bischof (2000) descrive le ricerche da lui condotte sui campi interpersonali di natura sconosciuta, cioè di quelle interazioni che postulammo nella stesso anno – senza conoscere le ricerche di Bischof - nella comunicazione energetica, e che costituirono argomento di ricerca per l’IFeN e di relazione al Convegno IFOC negli anni successivi. Altrove, lo stesso Bischof, attribuendo con ciò al campo vitale la caratteristica di rete morfogenetica, scrive: “Secondo la teoria del biofotone, la luce biofotonica è conservata nelle cellule dell’organismo, più precisamente nelle molecole DNA dei loro nuclei, e una rete dinamica di luce costantemente rilasciata e conservata dal DNA può conservare gli organelli cellulari, le cellule, i tessuti e gli organi entro il corpo e avere la funzione di rete di comunicazione principale dell’organismo e di principale esempio di regolazione per tutti i processi vitali. Il processo della morfogenesi, della crescita, della differenziazione e della rigenerazione vengono anche spiegati dall’attività di strutturazione e di regolazione del campo biofotonico coerente. Anche il campo biofotonico olografico del cervello e del sistema nervoso, e forse persino dell’intero organismo, possono costituire la base della memoria e degli altri fenomeni di coscienza, come viene ipotizzato dal neurofisiologo Karl Pribram e da altri. Le proprietà di coerenza del campo biofotonico sono analoghe a quelle della coscienza e strettamente correlate al suo essere basato sulle proprietà del vuoto fisico; esse indicano il suo possibile ruolo di interfaccia verso gli ambiti non fisici della mente, della psiche e della coscienza.” Sulla base di queste considerazioni è possibile quindi dedurre che possa ragionevolmente esserci una rete biofotonica, capace di serbare memoria e di tramandarla, secondo il principio del seme morfogenetico di Sheldrake; essa sarebbe organizzante non solo sul piano della morfogenesi, ma anche su quello della coscienza. Tralasciamo qui il fatto che tale rete, secondo le ricerche di Bohm, avrebbe la caratteristica di essere simultaneamente interconnessa con ogni altra entità atomica nell’intero Universo, per cui ogni modificazione di un singolo punto di tale rete avrebbe ripercussioni istantanee sul tutto. Ci limitiamo a riassumere queste dati nell’affermazione che un evento traumatico intrauterino potrebbe modificare la rete di comunicazione intercellulare, interrompendo alcuni percorsi di comunicazione o intasandoli; in questo modo, essa serberebbe memoria dell’evento e creerebbe schemi di accrescimento (campi morfogenetici-motori) adattati alla nuova organizzazione – funzionale in sé, ma disfunzionale rispetto alla rete originaria -, sia sul piano morfogenetico (cioè somatico) , che della coscienza (cioè psichico). E’ chiaro che in questa chiave, tale scissione sarebbe puramente scolastica, in quanto in termini di biofisica quantistica, essa, semplicemente, non avrebbe senso.
Una formidabile intuizione di Reich – che è stata fatta propria dall’attuale biofisica - fu che “non sarà mai possibile distinguere la vita dalla non-vita solo in base a processi chimici o fisici, perché le funzioni fisiche e chimiche sono comuni ad entrambe. “… Gli esperimenti con i bioni hanno dimostrato che la differenza non sta nell’aggiunta di qualcosa di nuovo che rende la vita tale, ma in una particolare combinazione delle funzioni, che si trovano singolarmente anche nella materia senza vita.” (Reich, Esperimenti bionici sull’origine della vita). “La sola speranza consiste nel trovare la funzione integrale, che naturalmente può essere suddivisa in singole funzioni fisiche e chimiche… la funzione integrale unitaria non è affatto in conflitto con la totalità delle singole funzioni… Il compito delle scienze naturali può essere solo quello di individuare la funzione che combina le singole funzioni fisiche, chimiche e meccaniche in una funzione integrale… quello che contraddistingue la vita è che le singole funzioni sono composte in una funzione integrale dominata dalle due tendenze fondamentali dell’espansione (verso il mondo) e della contrazione (nel sé) e dall’alternarsi dialettico di funzioni meccaniche ed elettriche… E’ necessario capire fino in fondo il salto dalla somma delle singole funzioni al funzionamento unitario di tutte queste funzioni singole.” (ib.) “Si deve presupporre che non ci siano confini precisi tra il regno vegetale e il regno animale, tra la materia inorganica senza vita e la materia vivente” (ib.) Siamo così abituati a dare alla parola “organico” il senso di ciò “che è proprio o si riferisce agli esseri viventi in quanto dotati di organi: il mondo, il regno organico, che comprende vegetali e animali”, che ci dimentichiamo che la parola ha anche un altro senso: ciò “che costituisce un insieme ben ordinato, ben strutturato in tutte le parti di cui si compone; coerente, omogeneo: un tutto organico.” D’altronde, la chimica organica è il “settore della chimica che tratta delle sostanze organiche, cioè di tutti i composti del carbonio.” E il carbonio è “solo” un elemento chimico che costituisce lo 0,08% della crosta terrestre; esiste libero in natura sotto diverse forme (diamante, grafite), è il costituente principale del carbone ed è parte essenziale di tutti i composti organici, delle rocce calcaree e di tutti gli organismi viventi. Ciò stabilisce un continuum tra mondo non vivente e vivente, cioè tra inorganico ed organico; cioè tra disordinato, incoerente e ordinato e coerente secondo una super-funzione che è la coerenza stessa. La rete di cui si parla potrebbe avere la stessa funzione di un reticolo cristallino, o persino esserne una forma organizzativa più complessa.
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Trattamento olistico dei disturbi somato-psichici