L'ENERGIA - COSCIENZA COMUNICANTE E COSCIENZA IMMAGINANTE

di Sergio Scialanca


L'equazione Coscienza = Energia è un koan; ogni interna chiarezza su di esso è destinata ad oscurarsi, per poi emergere di nuovo da tutt'altre profondità.
Il "campo di coscienza" appartenente agli occhi, alla corteccia frontale, alla ben riuscita integrazione dei tre livelli cerebrali, è dell'Homo Sapiens; Coscienza=Energia definisce l'Uomo a venire.


La fisica quantistica ci ha mostrato come l'energia abbia la doppia forma di particella e di onda. Nell'orgonomia, alla prima corrisponde l'orgonome; alla seconda appartiene la propagazione lineare secondo un andamento spiraleggiante. Inoltre, secondo quanto osservato da Reich, la materia si forma dalla superimposizione di due orgonomi massa-esenti.
Le modalità base di funzionamento dell'energia sottostante ad ogni sistema vivente sono dunque: il caratteristico movimento giratorio e la superimposizione.
La prima cellula che costituisce ciascun individuo umano, lo zigote, risponde a queste regole; esso ha una sua precipua modalità di funzionamento derivante dall'unicità della sua costituzione.
Poiché esso è il "congelamento" in moto circolare dei singoli movimenti di spermatozoo ed ovulo superimponentisi, ha una sua primigenia e caratteristica modalità di fluire, un ritmo suo proprio del fluire, che è la risultante delle tre componenti: ovulo-spermatozoo-superimposizione, cioè della peculiarità di ciascuno dei due individui, più la particolare modalità della loro comunicazione.


L'energia che costituisce lo zigote è dunque nucleare e caratterizzata individualmente in modo unico. Il movimento circolare, dal ritmo pulsatorio proprio e caratteristico di quell'individuo, viene indicato come "movimento del si", poiché corrisponde a un ripiegamento reciproco testa-genitali: movimento riscontrabile nel ruotare del feto su se stesso al momento del suo "presentarsi" al mondo attraverso il canale vaginale, nel riflesso dell'orgasmo e nell'involontaria convulsione orgastica. Il "si" e quindi, più in generale, il "si" alla vita, nel senso che questo movimento costituisce funzionalmente l'adesione al fluire dell'energia nella sua doppia direzionalità, lineare e giratoria.
Le condizioni particolari del costituirsi del nucleo, della gestazione e della nascita (tutte le condizioni energetiche contenute al livello del "primo campo", madre-utero e madre-capezzolo, più quelle più profonde dell'incontro spermatozoo-ovulo, padre-madre, maschile-femminile) possono condurre, come sappiamo, lo zigote e poi l'embrione, il feto, il bambino, a doversi opporre al moto coerente del proprio nucleo, neutralizzandolo, per la sua propria sopravvivenza.
Si ha quindi, come descrive Reich ne "La funzione dell'orgasmo" in termini ancora psicoanalitici, ma applicabili perfettamente all'orgonomia, una prima opposizione, che possiamo ritenere un'inversione neutralizzante del senso del fluire primigenio, che va a costituire il primo strato della corazza; la successiva formazione reattiva, invertendo di nuovo il senso direzionale del flusso energetico, si troverà tuttavia sulla stessa direzione del fluire del nucleo, a un livello di stratificazione più elevato.

"La nevrosi di ogni paziente rivelava una struttura particolare. La struttura della nevrosi corrispondeva al suo sviluppo. Ciò che nella infanzia era stato represso per ultimo si trovava più in superficie. Ma le fissazioni della prima infanzia - qui Reich non parla ancora di vita intrauterina - coperte da successive fasi conflittuali erano nello stesso tempo profonde e superficiali... Dal punto di vista energetico, la difesa dell'Io non è altro che una pulsione rimossa nella sua funzione rovesciata."

Gli strati, come sappiamo, sono svariati. Tuttavia si troveranno, alternativamente, strati "consonanti" e strati "dissonanti" con il movimento, e quindi con la specifica vibrazione, nucleare.
Questo significa che, quando si è a contatto con uno strato consonante, pur a livello superficiale, di corazza, tuttavia ci si trova a cospetto della stessa vibrazione del nucleo. Si può sapere, lasciandosi vibrare sulla lunghezza d'onda proposta, quanto quella vibrazione sia dissonante o consonante col nucleo.
Un'onda consonante al nucleo di strato (o livello) più elevato sarà caratterizzata da una frequenza maggiore; se potessimo paragonarla a un'onda sonora, diremmo che costituisce un armonico, superiore di un'ottava. Si tratta di una vibrazione eccitata. Quindi, quando ad esempio si percepisce un'eccitazione di campo, si è a livelli di consonanza con il nucleo.
La depressione, che è l'alternativa nevrotica, a livello energetico, all'eccitazione, quando il campo può concedersi una certa fluttuazione, è invece consonante al "no" primigenio, nei termini in cui la frizione dei due movimenti opposti d'onda impedisce il movimento.
Naturalmente questa impostazione privilegia l'aspetto energetico più profondo della difesa e vede la corazza muscolo-caratteriale come una sua manifestazione macroscopica. Se immaginiamo un muscolo come una corda di chitarra, facilmente capiremo come un muscolo contratto emetta un suono più acuto di un muscolo disteso; non è peregrino affermare che la voce risponde a questa semplice regola e dà la misura dei livelli di tensione-eccitazione degli organi della fonazione e dell'intero campo.
La comunicazione, terapeutica e no, tra due individui può quindi avvenire secondo una gamma contenente un elevato numero di varianti (metacomunicazione): si può comunicare a tutti i livelli a seconda dell'incontro di consonanze, dissonanze e di consonanza-dissonanza. Inoltre esistono le variabili spazio e tempo (cioè il ritmo) che danno luogo a una modulazione infinita di stati di comunicazione (o "stati di coscienza comunicante").
Poiché ogni vibrazione è il prodotto di un movimento, essa è funzione dell'emozione, che da il tono alla comunicazione e ne determina la qualità; tutto questo consente di sentire a quale livello si sta comunicando e di canalizzare il movimento della propria energia per trovare con l'altro la comunicazione a quel livello.
La superimposizione è funzione della comunicazione di consonanze.
L'orgasmo reichiano è funzione della profondità nucleare a cui avviene la comunicazione di consonanze.
Dalla superimposizione noi nasciamo. Come dicevo in apertura: "Nel processo di superimposizione di due unità di energia orgonica massa-esenti spiraleggianti e altamente eccitate, l'energia cinetica essendosi perduta, l'andamento del movimento spiraleggiante decresce grandemente, il cammino del movimento s'incurva bruscamente e sopravviene un cambiamento dal prolungato vorticare in avanti verso un movimento circolare sul posto".
"La massa inerte si crea mediante superimposizione di due o più unità vorticanti, spiraleggianti di energia orgonica in seguito alla perdita di energia cinetica e a un brusco incurvarsi del percorso allungato verso il moto circolare".
(Reich, Superimposizione cosmica).
Dunque noi siamo un momentaneo "congelamento" di un moto energetico; il moto primordiale del nostro nucleo è circolare, ma mantiene la sua linearità nell'espressione dell'ad-gredior.
La massa è data dal vorticare dell'energia su se stessa.


Poiché Reich stesso, la sistemica e la nostra stessa esperienza ci confermano l'identicità di macrocosmo e microcosmo, la funzione della superimposizione di due particelle massa-esenti di energia orgonica sarà identica alla funzione della superimposizione di due orgonomi, due "esseri" umani: sarà quella di ritrovare, nella comunicazione profonda, la circolarità del moto, provenendo da percorsi lineari (ad-gredior) e spiraleggianti. C'è il passaggio da un moto libero e spiraleggiante degli orgonomi nel cosmo a uno esclusivamente giratorio nella superimposizione, dovuto alla caduta dell'energia cinetica che induce il moto lineare. E' come se Agàpe, l'Amore senza oggetto, contemplativo, si trasformasse in Eros, l'Amore espresso dal desiderio di fondersi. Colpisce, nella descrizione reichiana, l'aspetto della caduta dell'energia cinetica che esprimerebbe, secondo un sentire immediato, proprio il movimento dell'ad-gredior: il "muoversi verso" cade nel momento in cui avviene la superimposizione, Eros non ne ha bisogno.
Reich tuttavia tende a sottolineare, più che l'aspetto della circolarità, quello della tensione; l'orgonome tenderebbe a "erompere dalla sua stretta sacca"; "i guizzi orgastici dell'estremità della coda in avanti, sono manifestazioni dell'intensa pressione verso l'esterno ad opera delle onde orgonotiche d'eccitazione"; "v'è una sola possibilità di sgorgare nella direzione desiderata: mediante il congiungimento con un secondo organismo, e precisamente in modo tale che la corrente dell'eccitazione, nel secondo organismo, si orienti nella medesima direzione delle onde orgonotiche del primo organismo."
"I movimenti somatici preorgastici ed in particolare i guizzi orgastici rappresentano gli estremi tentativi dell'orgone massa-esente dei due organismi, di congiungersi insieme, di compenetrarsi".

Voglio sottolineare come, mentre la necessità che le onde orgonotiche seguano la stessa corrente è nella linea di quanto con altre parole ho affermato a proposito della comunicazione profonda, non si vede perché, se esiste in natura una funzione naturale della superimposizione energetica, gli individui che da essa derivano (organismi), che ne sono secondo la sistemica un prodotto di più elevata complessità, dovrebbero non funzionare secondo questa regola, ma essere, essi, la "corazza" dell'orgone.
Se, in quel che Reich ha detto, possiamo invece sottolineare l'aspetto della circolarità del movimento, concorde con quello nucleare, dobbiamo notare come, per avere la circolarità, sia necessario che non soltanto le code si congiungano, e non soltanto l'energia maschile sgorghi in quella femminile, ma che, all'altra estremità vi sia un contatto dei sensi degli occhi, del naso, della bocca, accanto a quello della pelle: tutta la sensorialità, quindi che embriogeneticamente è primaria e sulla quale si iscrive la modalità di rapportarsi all'altro da Sé, la gamma, in qualche modo, all'interno della quale l'individuo può modulare la sua comunicazione affettivo-emozionale, sulla linea di confine che lo separa dall'altro.
Solo cosi il cerchio si chiude


La fase preorgastica sarebbe dunque la ricerca di un ritmo comune, nel senso di una comunicazione più profonda e intensa, tra due individui sospinti coscientemente da Agàpe verso Eros.

La superimposizione presuppone un accordo delle consonanze con il proprio nucleo individuale, con la consonanza con il proprio nucleo dell'altra/o.
In altre parole, l'essere a contatto.
Da qui il livello si approfondisce, sempre di più, verso il nucleo, fino all'apparire del "si" primigenio. Questa ricerca è parzialmente volontaria.


Ho sentito dire che fare l'amore non è altro che un respirare insieme, accordando i propri ritmi respiratori: e dunque un accordo di diaframmi, di battiti di cuore. Questo accordo si può cercare deliberatamente; ma presuppone una coscienza precisa dei propri ritmi (che sono profondi e involontari) e una apertura e fluidità dei canali sensoriali che permettano un reale riconoscimento dei ritmi dell'altra. Vi è una condizione della coscienza, chiamata "sesto senso" o "senso zero", o altro, in cui è tipica la capacità di percezione del movimento del campo energetico dell'altro e del cosmo. Questo stato è uno stato di coscienza individuale ed è esattamente la capacita di con-prendere le proprie vibrazioni a contatto con altri campi energetici, le loro risonanze nel proprio campo (energetico di coscienza).
Se dunque, nella fase preorgastica, si trova il ritmo comune, esso si fa circolare e la sua ampiezza si dilata; si ha una fluttuazione che, al di là di un certo limite, si fa gigante (orgasmo, fase involontaria).
Il moto tuttavia è coerente; non è disordinato cioè e tende a una riorganizzazione del quantum di energia in eccesso entrata nel sistema. Il sistema cioè, cerca di con-prendere.
La vibrazione di un diapason ne mette in vibrazione uno vicino; la risposta vibratoria del secondo amplifica quella del primo; si ode una sola nota, piu forte.
Il passaggio dalla fase della volontarietà a quella dell'involontarietà, coincidente con l'acme orgastico, è dato dalla possibilità che due vibrazioni distinte e coscienti ricerchino e trovino una vibrazione comune: qui l'energia si fa circolare, la fluttuazione incontrollata (perché al di là dell'individualità), la coscienza si dilata alla comprensione di una maggiore gamma di vibrazioni.
La coscienza si dilata; non si perde, cioè. Si amplificano invece le capacità di con-prensione del "sesto senso". "Quando Reich descrisse il profondo arrendersi di un orgasmo spontaneo parlava di un'esperienza momentanea di illuminazione." (D. Boadella).
La possibilità' reale di ampliare il proprio campo di energia-coscienza è al di la' dell'individualità', appartiene al fluire cosmico.
Un ampliamento del campo avviene nella formazione dello zigote; cosicché possiamo dire, con Bachelard, che "la coscienza di essere soli è sempre, nella penombra, la nostalgia di essere due."
Ciò che ci è esterno e anche all'interno, macrocosmo e microcosmo sono identici; la nostra formazione primigenia è una superimposizione dei principi maschile e femminile, di Animus ed Anima, di yang e di yin, di coscienza e di inconscio. E ciò che separa queste due unità è un diaframma, una pausa, riconoscibile nella pulsazione fondamentale dell'orgone.


L'onda orgonotica possiede dunque una pulsazione caratteristica, individuale, con determinate frequenza e ampiezza. La prima è collegata al tempo e determina la qualità; la seconda allo spazio e determina la quantità. La relazione tra questi due poli, in cui frequenza e ampiezza sono riconducibili rispettivamente a yang e yin, si manifesta in termini macroscopici nelle due diverse direzionalità di flusso energetico all'interno del campo energetico uomo.
Vi è un flusso longitudinale (moto lineare) testa-coda e coda-testa che segue la direzionalita indicata da Reich nell'orgonome. Il movimento pulsatorio è dato dall'aprirsi, a partire dal diaframma, di due correnti opposte, l'una verso la testa, l'altra verso la coda, potendo ciascuna corrente attraversare nel suo movimento giratorio, il diaframma stesso.
L'altra direzionalità, che correlata alla prima riguarda l'espansione di campo (di coscienza) è quella trasversale e si apre dal centro verso la periferia in modo anulare, come cerchi nell'acqua, sul piano orizzontale. La sinergia di queste due direzionalita da luogo ancora al movimento spiralico e costituisce il campo energetico.
I confini, la periferia del campo, non sono la pelle, ma la superficie di questa sfera immaginaria, la cui grandezza è ampliabile (sfera di coscienza).


Nella figura il profilo del corpo umano è stato collocato su un diagramma comprendente tre sfere costituite dal segno del Tao.

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I centri yang e yin (il centro del principio yin e yang, e viceversa) vanno a collocarsi in punti energeticamente significativi corrispondenti quasi del tutto ai sette livelli reichiani. Tuttavia, il livello diaframmatico, espresso nel disegno da una retta orizzontale, non è un centro ma una linea di confine che avrebbe potuto essere piu correttamente indicata con la sinusoide stessa che separa e unisce i due orgonomi yang e yin. Poiché esiste, come insegna la

 

somatopsicodinamica, un diaframma alto e un diaframma basso, risulta chiaro come questo organo sia molto piu precisamente espresso dalla sua funzione, che è il movimento respiratorio stesso, l'origine stessa dell'onda respiratoria.
L'altro piano espresso con una retta e quindi in qualche modo diaframmatico, è quello degli occhi. La canalizzazione bidirezionale dell'energia attraverso gli occhi può avere origine e meta nel centro del cervello o nel centro del cuore; l'onda respiratoria che riguarda gli occhi può decidere la direzionalità o la connessione tra le due parti. Gli altri punti corrispondono esattamente ai livelli reichiani, con l'eccezione del centro del cervello che, esulando dalla corazza muscolare, rientra in un corazzamento di ordine più profondo. Questo centro risponde alla connessione energetica ipofisi-epifisi, costituisce la fonte, verso l'alto, del "loto dai mille petali" e, lungo la direzione dello sguardo, del "terzo occhio", posto tra i due occhi fisici, delle tradizioni orientali. Questo ottavo centro è quello attraverso il quale l'onda emozionale e quella cosmica si fanno coscienza e la coscienza si incarna. E' infatti il centro dell'"illuminazione", legato nella sua funzionalità alla pulsazione diaframmatica del piano degli occhi.


L'essere umano risulta quindi fondato sulla bidirezionalità delle correnti energetiche che riguarda, in termini di coscienza-energia, la possibilità di con-prendere gli opposti.
La mappa (v. fig.) indica come sia sulla superimposizione degli opposti complementari che si struttura energeticamente il corpo umano, secondo uno stato di equilibrio funzionale fatto di alternanze circolari; la circolarità stessa nel suo movimento determina una sorta di immobile mobilità, come nell'occhio del ciclone, che è lo "Io sono".
Ogni zigote contiene due orgonomi di sesso opposto, perché contiene basicamente quello spermatozoo e quell'ovulo da cui scaturisce.
In questa concezione, come nella concezione sistemica, la prevalenza di un organo, o della sua funzione, non può che essere momentanea e funzionale. Non esistendo quindi una prevalenza del cervello se non in questi termini, l'emergere dello psichismo deve essere ricondotto a una funzionalità più complessiva dell'intero sistema, così come la coscienza che dello psichismo sarebbe un prodotto.
La concezione secondo la quale il Sistema Nervoso Centrale sarebbe un centro ordinatore è un passo avanti di enorme portata rispetto a quella in cui Uomo e Razionalità coincidono: perché colloca il primo livello reichiano non più sulla linea di meta del movimento energetico, ma al centro delle sue funzioni, facendolo integratore e non controllore, organizzatore e non vertice della piramide.
Ma in termini di puro funzionalismo energetico lo psichismo deve essere ricondotto al movimento, il cervello diventare un mero mediatore, un decodificatore capace di tradurre l'emozione in azione senza frapporsi.
Se noi siamo un'espressione dell'energia, nel senso che il soma è un momentaneo condensarsi di energia cosmica che risponde a leggi fisiche, il movimento dell'energia è immediatamente il movimento del corpo, la cui comprensione appartiene agli occhi profondi perché risiede nella capacita di vedersi in moto nel mondo. La coscienza è quell'energia che partendo dal nucleo emozionato si muove verso il mondo in consonanza con la vibrazione cosmica.
Siccome penso al campo energetico che ciascuno di noi è, come l'intrecciarsi delle relazioni tra gli orgonomi (cellule) che lo compongono, non riesco a considerare questa rete che come soggetta alla risonanza dovuta all'attraversamento del campo da parte dell'energia cosmica; come un suono increspa la superficie del lago vibrando attraverso le sue acque.
Immagino che i suoni possibili da cui lasciarsi attraversare siano innumerevole e che ciascuno di noi possa udirne solo alcuni (con-prenderne le vibrazioni): quelli che quel qualcuno potrà ascoltare risuonare in sé definiscono il suo campo di coscienza; gli altri, l'inconscio.
Tuttavia il campo di coscienza può essere ampliato (nei sogni?) a tutta la sfera del risonante.
E il pensiero? "L'attività del pensare è essenzialmente un'espressione di un movimento che fluisce. Solo quando il pensiero ha un particolare contenuto, una particolare forma, ordina se stesso in conformità e crea un'idea. Ogni idea, come ogni flusso organico, nasce in un processo di flusso e il movimento si congela in una forma." (Schwenk).
Il pensiero è dunque un'esperienza; l'idea ne è il frutto creativo. Il pensiero appare come un fluire ininterrotto di immagini; l'idea è un'estrapolazione di un'immagine significativa lungo questo flusso.
La prima attività psichica, intrauterina, è un'attività onirica: "Il sistema nervoso del feto, in continuo sviluppo, è nutrito dai sogni. Ricerche recenti hanno dimostrato che, nel momento in cui il feto sogna, le proteine del cervello sono al massimo livello e che il feto sogna più del neonato." (Boadella-Liss).
Che cosa sogna il feto? Nei suoi sogni non può certo apparire l'inconscio freudiano; si deve trattare di un'attività immaginativa che energeticamente ha una sua fondamentale realtà del qui e ora: è l'esperienza del pensiero; essendo il pensiero funzionale, immaginazione.
L'immagine, in verità, ha una sua realtà, d'immagine. E' una mimesis, si, rispetto al mondo della realtà, ma è l'unico tramite attraverso il quale il reale si coscientizza, si fa entità psichica ed acquista la capacita di indurre modificazioni.
L'eidolon, il "secondo oggetto simile" platonico, ha una triplice forma: si presenta come onar (sogno); come phasma (immagine suscitata da un dio); come psiché (fantasma di un defunto). In tutti e tre i casi, nella Grecia omerica, queste immagini hanno una realtà accettata come tale e capace di modificare gli avvenimenti. E' evidente che trattandosi di un'attività del sognatore, o di uno stato di reverie (Bachelard), la capacità di modificazione va intesa nel senso della modificazione del sognatore stesso e conseguentemente del sistema a cui esso appartiene.
Inoltre, l'immagine della reverie non viene evocata, ma appare, è dell'ordine del fenomeno (phainein).
In termini di viaggio verso l'identificazione del soggetto con se stesso, l'essere e l'apparire, il noumeno e il fenomeno, inizialmente distanti, tendono a riavvicinarsi fino a coincidere: coscienza (psichica) e campo energetico tendono a coincidere.
L'identificazione non ha quindi a che fare con la capacità di "mostrarsi" per quel che si è (narcisismo primario), ma con quella di semplicemente "apparire", per quel che si è. E questo è uno spontaneo emergere della propria identità.
Cessato il mostrarsi, l'apparire sarà una vibrazione dal suono puro e non recherà distorsioni.
Facendo apparire le immagini del profondo, l'uomo che vada individuandosi scoprirà il proprio stesso apparire dal profondo.
Come l'immagine (non c'è emozione che non sia legata a un'immagine) del trauma primario emergerà nell'abreazione cristallizzandosi ed illuminandosi, cosi l'individuo stesso emergerà dall'indifferenziazione per collocarsi al suo posto nel sistema che lo comprende.
E in questo l'individualità tanto cercata dovrà abbandonarsi al cosmo, ricollocandosi funzionalmente nel flusso energetico di esso.
Individualità, coscienza di appartenere ed abbandono.
Arrivato all'individuazione, ogni sforzo deve cessare: oltre quel limite si può solo andare dove la corrente energetica conduce; e forse il processo di individuazione stesso appartiene a questo flusso.


Dunque, il pensiero funzionale, che è un'emozione, un flusso proveniente dal nucleo che inonda anche il cervello, è il pensiero del nucleo.
Il cervello lo decodifica attraverso l'immaginazione (fa, del fluire, immagini, con l'aiuto degli occhi), lo trasduce in movimento muscolare armonico, che è riverbero del movimento energetico.
La possibilità individuale di accogliere, cioè di con-prendere, la maggiore gamma possibile di vibrazioni di quest'onda nucleare, è la coscienza.
Una coscienza immaginante che "tiene il proprio oggetto in una immediatezza assoluta (l'immagine che immagina)... Perché vi sono delle immagini psicotrope che stimolano lo psichismo trascinandolo in un movimento continuo. L'immagine psicotropa mette un po' d'ordine nel caos psichico.
"Il caos psichico, è lo stato della psiche inattiva, l'esser-meno del sognatore senza immagini..."
(G. Bachelard). Anche se è proprio dalla indifferenziazione del caos psichico , dall'inconscio incomprensibile, che le immagini affiorano. E "se non si ha un po' di caos dentro noi stessi non si riuscirà a creare una stella danzante." (G. Celli).
La stato di coscienza immaginante è uno stato di reverie, cioè una condizione della coscienza di tipo ipnagogico, caratterizzato, a livello di EEG, da onde cerebrali theta. E' quello stato che precede immediatamente il sonno, in cui si perdono i confini corporei e cessa la vigilanza oculare ed auditiva. In questa condizione, che è veglia, affiorano immagini in un susseguirsi aspaziale e atemporale, simile al sogno.
Cioè, l'attività energetica e biologica del profondo, cessata l'attività di vigilanza del pensiero causale cartesiano caratterizzato dal logos (il verbale), si trasforma in immagine; nell'immagine c'entra, è chiaro, la funzione oculare, ma ciò che preme sottolineare è che l'immaginazione spontanea profonda (la reverie, appunto) appare quando cessa il controllo oculare.
Questo stato è identico all'attività "onirica" del feto.
E' automatico fare la considerazione che lo psichismo affiori nella vita intrauterina attraverso un'elaborazione delle immagini biologiche profonde, prima della corticalizzazione; che nel ritrovare questa modalità di pensiero si può "ricordare", anche nel senso dell'affiorare dell'immagine di tipo archetipico che appare quindi profondamente legata alla attività bio-energetica.
Lo stato di reverie caratterizza ogni seduta orgonoterapeutica ben riuscita (con "contatto", cioè), rendendo possibile la metacomunicazione e l'empatia; esso è indotto dalla respirazione sottile e profonda sgorgata dal diaframma e travalica le difficoltà poste dalla corazza muscolare, strettamente legata alla funzione di controllo oculare che determina un arousing. L'ascolto delle proprie vibrazioni energetiche suscitate dall'acting conduce esattamente a rivivere, da adulti, le proprie vibrazioni di feto. E' solo in questa condizione che avviene il cambiamento; che non è psichico, ma energetico, anche nei termini di una diversa disposizione molecolare lungo gli assi energetici (onde di polarizzazione, cfr. i Del Giudice).
L'energia orgonica si propaga infatti in modo "autofocalizzante", seguendo cioè una direzione lineare (l'accoppiamento di questo moto con quello giratorio, come abbiamo visto, dà luogo al movimento spiralico) piuttosto che propagarsi secondo onde sferiche, come ad esempio la luce.
Analogamente alle onde di polarizzazione elettrica, questi filamenti sarebbero caratterizzati da una specifica frequenza capace di attirare solo le molecole consonanti (capaci di oscillare sulla stessa frequenza dell'onda di polarizzazione responsabile del filamento; queste molecole attratte formano un filamento materiale che riveste il filamento dell'onda viaggiante e sussiste finché questa sussiste), organizzandole secondo la direzionalita spiralica dell'onda stessa (cfr. il DNA).
Tutto questo creerebbe un reticolo assai complesso che, essendo un sistema, avrebbe una propria complessiva vibrazione. E' questa vibrazione che risuona, per così dire, nel cervello; il suo ritmo sarebbe quello theta e la sua manifestazione lo stato di reverie. La reverie a sua volta, essendo il pensiero creativo del nucleo, potrebbe tentare nuove organizzazioni, potrebbe suscitare analogie creative, capaci a loro volta, per un meccanismo di feedback, di indurre modificazioni significative nel reticolo stesso.
Di fatto, dal punto di vista terapeutico, questo meccanismo risulta fondamentale per consentire cambiamenti energetici, che si collocherebbero a un livello assai più profondo di quello della corazza muscolo-caratteriale. Il fatto è che si va a toccare un sistema bio-energetico più ampio e sottostante a quello muscolare e psichico in stato di arousing, stato in cui, muscolo-caratterialmente, agisce la coazione a ripetere; anche perché biograficamente fondato sull'imprinting intrauterino, che è un adeguamento della rete energetica del piccolo agli stati emozionali che permeano la rete energetica materna (radiazione orgonica uterina o più semplicemente, campo-utero). Solo che, se questo è vero, non esiste condizione, per quanto radicata nella notte dell'esistenza individuale, che non possa essere modificata.
Forse, l'unica cosa immodificabile è il "motore immobile", cioè il quantum di energia nucleare che è patrimonio iniziale dello zigote, secondo alcuni illustri reichiani. Ma conservo, anche su questo, dei dubbi.
La sensazione infatti è che il nucleo di cui si parla sia non una specie di nocciolo, fonte di energia, ma un centro specifico di scambio interno-esterno ed esterno-interno con l'oceano energetico in cui siamo immersi.
La densità iniziale del nucleo, nostro individuale patrimonio genetico, sarebbe quindi già un attributo della coscienza nei termini in cui l'ho proposta. E' chiaro che una coscienza aperta, con possibilità di ampie risonanze, abbia una capacita di canalizzazione maggiore rispetto ad altre, di più economica metabolizzazione. Ma questa ipotesi comporta due conseguenze importanti: la prima è la caduta dell'egocentrismo (Io sono il centro dell'universo); la seconda è che la possibilità di ampliare il campo di coscienza comporta una variazione quali-quantitativa nel nucleo stesso, come capacita di trasformare più energia e in modo migliore.
Per ciò che concerne l'egocentrismo vi è uno spostamento sostanziale di tutta la concezione dinamico-energetica se pensiamo noi stessi non come irradianti energia autogena (onnipotenza!), ma come un campo attraversato da onde cosmiche alle quali, semplicemente, possiamo offrire più o meno resistenza. Se tutti gli accadimenti, i fenomeni, non dipendono più solo da noi, ma si organizzano in un modo che ci comprende, ecco che la nostra ricerca dovrà essere quella, cosciente, di contribuire a questa organizzazione che però noi non comandiamo.
I confini del campo energetico sono sfumati; campo energetico e campo di coscienza coincidono. Il fatto che Io sappia di essere quel campo, all'interno dell'ordine cosmico non ha rilevanza. L'energia segue le sue leggi; io posso abbandonarmi a quel flusso e nient'altro: ogni opposizione appartiene alla corazza; ogni movimento verso, che non avvenga sulla spinta dell'energia, appartiene all'eccitazione.
Se accettiamo che l'orgonome sia una costrizione del libero fluire dell'energia, che tenderebbe a movimenti liberi, dobbiamo accettare che la stessa organizzazione corporea (cioè materiale) dell'energia sia una sorta di corazza. Viene allora da chiedersi quale funzione mai appartenga alla materia nell'ordine naturale. Perché l'energia si farebbe materia se ciò non fosse funzionale? ma funzionale a cosa?
Tentiamo: l'energia ha bisogno di trovare una coscienza attraverso il suo farsi materia biologica e quindi la funzione cosmica di quel fenomeno casuale che è l'essere umano sarebbe quella di dare coscienza all'energia attraverso una progressiva rarefazione della stretta coesione che lega una cellula all'altra, una particella all'altra; in altre parole: l'energia si fa materia perché la materia si faccia energia conservando il rapporto energetico che lega una particella orgonica all'altra; attraverso il processo di individuazione si forma la relazione che lega ogni individuo al cosmo. Oltre la genitalità vi è l'apertura al cosmo; e le due cose non coincidono.
Lo psichico, come attività mentale di autoriferimento centripeto degli accadimenti, perde progressivamente il suo valore. Realtà ed immagine della realtà si avvicinano nel senso che la vibrazione di ciò che mi circonda attraversa il piano degli occhi creando una risonanza emozionale che vivo come Realtà.
Lavorando con il cloud-buster ho avuto personalmente l'esperienza di sentire, dopo il periodo di dedorizzazione, che particelle bianche e molto luminose presenti nell'atmosfera mi attraversassero le pupille: questa era l'emozione di vedere; non di avere dei punti luminosi esterni a me, ma di esserne attraversato. Sono convinto che lo stesso attraversamento lo compia qualsiasi flusso energetico proveniente da qualsiasi fonte: e la realtà non sia quindi l'oggetto fuori di me che emana energia, ma l'esperienza reale dell'essere attraversato dal flusso di quell'oggetto.
Qui si pone il tema della responsabilità individuale. Mentre un cielo grigio potrà essere accolto come responsabile di una carenza d'energia nel nostro sistema senza doverci ossessivamente chiedere quali siano i motivi della nostra depressione, d'altra parte nessuno ci impedisce di prendere un aereo e cercare cieli più limpidi. Le nostre emozioni, al di là della corazza che si oppone all'attraversamento, possono essere sentite come appartenenti a una determinata costellazione energetica del qui ed ora che risuoni in noi; ogni situazione quotidiana costella una certa organizzazione energetica di campo e pone il problema della comunicazione consonante o no: pone il problema del collocarsi in quel campo o in un altro, all'interno del quale il nostro, piu piccolo, campo-coscienza abbia la potenza individuale di contribuire a una reale organizzazione costruttiva generale. Ma, operata la scelta e fino alla successiva separazione funzionale, l'individualismo deve cessare ed essere sostituito dal semplice ascolto delle risonanze.
Vi è quindi la responsabilità dell'abbandono dell'egocentrismo narcisistico inteso come principio di individuazione yang al grande mare cosmico yin. Narciso e Diana sono l'aspetto maschile l'uno, femminile l'altra, di una stessa sostanziale personalità. Entrambi vagano nei boschi, partecipi della natura; entrambi vergini cioè distanti dall'esperienza umana di quella stessa naturalità di cui partecipano; entrambi inavvicinabili ed oggetto di amori inattuabili. Entrambi cioè incapaci di incarnarsi, o impossibilitati a farlo. Accettando l'amore di Eco, ninfa boschiva la cui voce è un riverbero, Narciso rientrerebbe nel ventre della terra incontrando un femminile vorace da un lato e non costruttivo dall'altro (Eco non può che ripetere l'ultima parola di Narciso, non possiede un suo logos). Altrettanto Diana, la lunare, non può accettare Atteone che solare non è, ma ocohieggia dall'ombra dei cespugli: la sua luce non ne trarrebbe più forza.
Narciso si innamora di se stesso. Ma in realtà egli si innamora di una immagine che non sa che è la propria. Immagine rimandata dall'acqua, quella stessa in cui, alla luce della luna, si bagna specchiandosi, Diana. Immagine dunque non statica, ma vibratoria, onda energetica sottile.
L'energia dell'acqua è scorrevole, il suo mormorio riposante induce all'abbandono, il suo suono e il suo stesso fluire. Nessuno può dire che Narciso non abbia in realtà vista l'immagine riflessa di Diana e che di lei non si sia innamorato. E' Diana il femminile di Narciso, quello incontrando il quale nel mondo immaginale e reale, egli congela il suo movimento nell'androginia di un fiore?


La seconda conseguenza e che non ci sia un nucleo geneticamente dato, ma una capacità genetica iniziale di trasformare qualitativamente una quantità maggiore o minore di energia in ingresso nel campo. La psicosi non deriverebbe dunque dall'iniziale bassa densità del nucleo (cfr. G. Ferri), ma sarebbe la conseguenza di un ingresso eccessivo di energia che causerebbe un'alta fluttuazione dovuta all'incapacità del centro di utilizzarla in modo canalizzato. La fluttuazione gigante che ne deriva sarebbe vissuta come perdita di confini, sensazione assai vicina forse all'angoscia orgastica. Tra la genitalità e la psicosi la differenza sarebbe quindi nella coscienza come possibilità di ampie gamme di risonanza contro una gamma ristretta e tendente allo zero. La caduta d'energia conseguente allo scoppio psicotico con riassestamento su livelli più bassi, potrebbe essere spiegata con una contrazione di campo e chiusura spastica del centro deputato allo scambio energetico. Lo psicotico, dopo lo scoppio dovuto alla fluttuazione gigante creatasi nel suo sistema, si difenderebbe da una successiva fluttuazione chiudendo l'ingresso dell'energia esterna e sopravvivendo al minimo delle necessità fisiologiche.
D'altronde, anche nella nevrosi la chiusura e/o l'apertura di questo centro costituiscono il meccanismo che sta alla base della corazza.
Nella nevrosi è forse più forte il controllo delle energie in uscita e questo rende il nevrotico in generale energeticamente più ricco, permettendogli quei "lussi energetici" il più rilevante dei quali e quello proprio di ricanalizzare l'energia in eccesso attraverso l'analisi, allargando cosi il suo campo di coscienza=energia.


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