logo.jpg (5468 byte)
I.FE.N. - Istituto Federico Navarro
Napoli - Roma

ser5.jpg (624548 byte)

 

 

          Scrivi all'Autore

NOTE QUASI GIORNALIERE DI UNO PSICOLOGO
IN CERCA DEL SUO AUTORE
di Sergio Scialanca

 

16-10-2007

"Se ci si vuole rendere conto delle ragioni del fallimento di un'analisi, non si venga a dire che il paziente non voleva guarire o che si è reso inaccessibile; perché è proprio questa la nostra domanda, cioè quella del perché il paziente non ha voluto guarire o perché non si è reso accessibile." (W. Reich)

14-10-2077

Ringrazio chi mi ha segnalato questo passo, bellissimo e veritiero:
"La frase di San Paolo: “Videmus nunc per speculum in enigmate” è come un lucernario da cui immergersi nell’Abisso vero, che è l’anima dell’uomo. La paurosa immensità degli abissi del firmamento è un’illusione, un riflesso esteriore dei nostri abissi, percepiti “in uno specchio”. Dobbiamo invertire i nostri occhi ed esercitare un’astronomia sublime nell’infinito dei nostri cuori, pei quali Dio volle morire… Se vediamo la Via Lattea, è perché esiste veramente nella nostra anima” (Leon Bloy nel 1894)

13-10-2007

Il processo di Identificazione, si sa, passa per l'uccisione del Padre. Ciò che non si sa è che l'uccisione del Padre non avviene per Negazione, ma per Incorporazione.

10-10-2007

Vergogna e Pudore sono cose completamente diverse: la prima produce segretezza, la seconda riservatezza. La persona riservata non ha nulla da nascondere, né da mostrare; chi ha segreti, invece, mostra molte cose per deviare l'attenzione da ciò che ha da nascondere.

11-09-2007

Attendeva sempre - con grande pazienza - che il treno fosse partito, prima di prendere la decisione incrollabile di salirci su. Era perciò ritenuto uomo di grande fermezza.

10-08-2007

"Succede così: tu sali su una nave che naviga a vista nella nebbia più fitta. Lo fai perché sai che ti porterà nel luogo che vuoi raggiungere e che ti è stato descritto. In navigazione, non riesci a vedere niente, ma hai fiducia assoluta nel Capitano, che è l'unico che ha la capacità di vedere attraverso la nebbia. Hai molti compagni di viaggio. Arrivano burrasche e bonacce che non avevi potuto prevedere in alcun modo. Dopo un po', ti inquieti, ed anche i tuoi compagni. Vorresti vedere qualcosa, almeno il mare, ma non puoi. Alcuni chiedono insistentemente al Capitano di descrivere loro il paesaggio, e lui non ha alcuna obiezione, lo fa dettagliatamente; ma, poiché i luoghi che descrive sono molto diversi da quelli che tu e gli altri avete visto nella terra che avete lasciata, la descrizione non vi serve. Forse, anzi, vi inquieta di più. L'ansia e la paura crescono. Qualcuno si getta fuori dalla nave, rinuncia al viaggio. Qualcun altro si chiude in cabina e non ne esce più.  Tu continui a passeggiare sul ponte.
Un giorno, tra la nebbia, cominci a distinguere qualche vaga forma e ti rincuori: corrisponde alla descrizione che te ne ha fatta il Capitano. La nebbia, pensi, comincia a diradarsi, e forse la meta si avvicina. Mostri quel che vedi ai tuoi compagni, ma loro dicono di non vedere niente e che vaneggi. Chiedi al Capitano, ma ricevi solo risposte troppo vaghe perché possa comprendere se la nebbia si stia davvero diradando. Poi comprendi: non si sta diradando, sono i tuoi occhi che, molto più esercitati di quelli di chi ha preferito chiudersi in cabina, hanno imparato a vedere attraverso di essa. Per i tuoi compagni, però, vaneggi, e non ti credono; per il Capitano, anche se non sei più cieco, sei troppo miope ancora per condividere lo sguardo con lui. Allora, prepara la scialuppa: quando vedrai terra con i tuoi occhi, dovrai raggiungerla abbandonando la nave."

26-05-2006

Molti si confrontano con gli altri nella presunzione di essere migliori e con l'unico scopo di vederselo confermare. Si tratta degli individui "competitivi", quelli afflitti da una pericolosa debolezza dell'Io. Se escono sconfitti dal confronto che loro stessi hanno cercato, diventano distruttivi.

23-05-2006

Io credo che le persone capaci di reale evoluzione, abbiano la necessità imperativa - che si trasforma in desiderio bruciante ed inconsapevole del suo oggetto - di entrare in contatto con il proprio "nucleo essenziale", l'En.
Questo contatto può essere trovato all'inizio solo attraverso l'intensità delle emozioni d'amore e - quindi - solo attraverso il piacere e la gioia; oppure, all'inverso, attraverso il dolore del non essere amati.
Se si osserva, si vedrà come sia la seconda via quella più frequentemente battuta; e ciò per ignoranza del piacere, che si trasforma in paura. Si vedrà anche come in queste persone, ciò che fa soffrire di più è il fatto che cercano il proprio En attraverso l'incontro con altri e che tale incontro - inevitabilmente - finisce per deluderli. Deluderli, perché vi è sempre una iniziale illusione del piacere che sgomenta, per cui è giocoforza rifugiarsi nella più rassicurante delusione dolorosa.
Ebbene, tutte le diagnosi che si possono fare su un tale atteggiamento non portano a nessun processo utile, se non si ha presente che è l'En l'oggetto dei loro sforzi e non si fa in modo che lo sforzo immane di queste persone sia canalizzato nella direzione giusta.

22-05-2006

Chiunque abbia la fortuna di saper davvero qualcosa, ha un dilemma: scrivere libri che nessuno leggerà, o continuare a leggere i libri che nessuno potrà scrivere mai?

21-05-2006

Chi conosce la perfezione, non per questo è perfetto; ma merita il rispetto che si deve a chi ha dedicato la sua vita a ricercarla. Se la descrive, è perché, seppure da lontano, l'ha vista. Al contrario di chi pretende di giudicarlo.

20-05-2006

Disprezzo quelli che giudicano se stessi in base al confronto con gli altri. Sono incapaci di intravedere la perfezione e di sceglierla come meta.

19-05-2006

Il silenzio - mi ha detto una persona - è molto più elegante dell'espressione dei propri sentimenti, soprattutto se è il piacere a dover essere espresso. Il piacere è volgare, animalesco - ha aggiunto.
Ho sorriso e pensato tra me e me che, se continuerà a farsi sostenere nel suo percorso, troverà presto volgare e animalesca l'espressione del dolore senza speranza.

18-05-2006

Mi risulta sempre amarissima la constatazione che mettersi sinceramente al servizio degli altri, debba comportare la capacità di sostenere serenamente il loro odio.

17-05-2006

Il tempo non attenua il dolore se non per il fatto che vi sedimenta sopra altri dolori meno importanti. Quando i sedimenti vengono rimossi, esso riappare in tutta la sua intensità. Se lo fa, la piaga è curabile. Ma se i sedimenti sono troppo coriacei, o la paura di vedere scoperta la propria ferita impedisce di scoprirla, essa scava in profondità e in silenzio.

12-05-2006

Il tempo è la migliore delle medicine. Ma non sempre si ha il tempo di prenderla.

10-05-2006

Nella vita di ciascuno giunge sempre il momento in cui si è obbligati a scegliere se vivere per sé o per gli altri. E' una scelta interiore e irreversibile, perché determinerà gli eventi che dal quel momento in poi si concateneranno.
All'incirca, è quindi possibile distinguere tre categorie di individui: quelli che hanno scelto sé, quelli che hanno scelto gli altri, quelli che non sono stati ancora costretti a scegliere.
La seconda è la categoria più fortunata, perché chi avrà fatto la scelta di vivere per gli altri, considererà se stesso con distacco, ma con il grande rispetto che si deve a uno strumento indispensabile e avrà grande cura di sé. La prima, non ritenendo di dover rendere conto a nessuno delle proprie scelte, si userà senza particolare attenzione, anzi tenderà a consumarsi. La terza, non saprà che fare di sé fino al momento della scelta.
L'appartenenza a una delle tre categorie o all'altra, determina anche la riuscita di un lavoro in somatopsicologia: i primi non ne trarranno beneficio e interromperanno presto il percorso; i secondi ne trarranno il massimo possibile di utilità per sé (e per gli altri); i terzi ne verranno determinati presto ad operare la scelta. Questo nella mia osservazione.
Va bene evidenziato che - dunque - questa disposizione all'esito felice o meno del percorso somatopsicologico, non si determina nella fase intrauterina o perinatale (tranne che nei casi estremi), ma nella fase in cui - anche precocemente - una scelta è già possibile.
 

08-05-2006

Temo che i "guerrieri della luce" ai quali sente di appartenere Paulo Coelho, siano oggi nella boscaglia a fare i guerriglieri...

06-05-2006

Qualche cliente, alle prese con una relazione amorosa difficile, mi chiede se - a mio parere - essa ha qualche probabilità di durare e di consolidarsi. Rispondo che durerà se la si vorrà far durare. L'amore colpisce e ferisce chi vuole, ma la relazione è sempre il prodotto di una volontà.


PRECEDENTI

HOME