logo.jpg (5468 byte)
I.FE.N. - Istituto Federico Navarro
Scuola di Orgonomia - Napoli

DICEMBRE 2004

NOTE QUASI GIORNALIERE DI UNO PSICOLOGO
IN CERCA DEL SUO AUTORE
di Sergio Scialanca

 

31-12-2004

René Girard, antropologo, in uno studio sul sacrificio rituale, evidenzia come fin dalla notte dei tempi, esso costituisse un mezzo di pacificazione sociale, secondo il seguente meccanismo: nei miti dell’origine, in campo ci sono sempre due forze – bene e male – rappresentate da Dei e Demoni che “desiderano” uno stesso oggetto, secondo leggi mimetiche (quando un gruppo desidera una cosa, subito la desidera anche l’altro; è il mimetismo che scatena il desiderio, che quindi non nasce spontaneamente); ciò crea un conflitto per il possesso della cosa; il conflitto si inasprisce fino a divenire fine a se stesso, mentre l’oggetto del desiderio viene dimenticato. A questo punto i vari componenti dei due gruppi creano alleanze tra di loro al fine di sopraffare l’avversario; le alleanze si costruiscono in modo che – alla fine – tutti siano alleati contro uno solo, che diviene vittima e viene sacrificato. A questo punto il contrasto cessa per un breve periodo e la vittima diviene il pacificatore, cui tutti sono grati.

Ma quando un sacrificio non è rituale, né è il frutto del conflitto, assume un altro valore: quello funzionale, il più difficile da accettare perché inevitabile.

30-12-2004

Il terremoto nell'Oceano Indiano del 26 dicembre, l'evento epocale che ha provocato - si teme - centomila vittime, ha causato uno spostamento dell'asse terrestre e la vibrazione dell'intero Pianeta per alcuni giorni. Di questo si comincia a parlare solo ora, con toni rassicuranti e minimizzanti, sebbene qualche scienziato ieri abbia detto che "praticamente, è nata una nuova Terra".
Siamo tanto miopi da non vedere che è avvenuto un cambiamento fondamentale nella vibrazione delle nostre cellule (che sono in risonanza con il geoplasma) e questo fin da ora; e che questo salto quantico nella storia della Vita è costato il sacrificio di tanti di noi.
Da qualche parte, deve esserci una morale.

29-12-2004

Personalmente concepisco la Vita come una grande fiume che scorre, diciamo un Nilo dell’anima. Mi ci immagino immerso che ne bevo quanto più posso, fino ad averne il ventre gonfio e fino a non sapere più bene che differenza ci sia tra l’acqua che ho dentro e quella dentro la quale mi trovo. Sì, potrei dire che la differenza c’è, e sono Io. Ma darei a Io un significato ben misero. Ed è proprio quello che faccio.

28-12-2004

Pensare che una vita sia un percorso lineare è utile, ma inesatto. L’utilità consiste nella consolazione che dà sentirsi uscire da un periodo difficile, o tendere speranzosamente a una meta; ma anche al piacere che dà la malinconia di un bell’episodio che appartiene, diciamo noi, al passato.
E’ inesatto perché in ogni momento siamo il prodotto di quanto siamo stati e di quanto saremo, siamo contemporaneamente tutto quello che siamo stati, siamo e saremo. E se questa consapevolezza ci prende non abbiamo più speranze, né ricordi. Non abbiamo più una storia che possiamo definire la mia vita.
Quindi non serve collocare un accadimento del cuore in un certo momento; né è utile precisare che la vita di cui si parla sia la mia. Certo che è la mia, ma si sa che non è altro che la porzione che si è riusciti ad accaparrarsi della Vita.

27-12-2004

Per chi è provato dall'Amore, le porte del proprio cuore sono sempre aperte. Per chi vuole entrarvi, come per chi vuole uscirne.

26-12-2004

La fisica ha trovato il modo di conciliare il mondo subatomico, dominato dal caso e dalla probabilità, con il mondo macroscopico, dominato da leggi ferree, deterministiche: questo modo si chiama decoerenza e consiste nell'accettare che, sebbene le leggi quantistiche siano valide anche a livello macroscopico, esse vengono mascherate a causa della grande complessità delle interazioni tra sistemi miscroscopici. Noi vediamo solo il macroscopico e lo misuriamo, ma la complessità delle interazioni che lo costituiscono ci sfugge.
E' così anche della nostra identità somato-psicologica. E allora la biologia si trova davanti una grande sfida: affrontare il problema della Coscienza. O meglio, quella di trovare le Leggi che sottendono alla Coscienza. Tutti i ricercatori sono d'accordo che qui si entra nel regno del Sacro (che non vuol dire Religione). Chissà che non si scopra che solo chi si è sempre occupato del Sacro, ha fatto vera Scienza.

25-12-2004

"L'autentico Amore non esige di amare. Amare significa riconoscere un tu e un io, afferma la separazione. Ma l'Amore è uno stato di fusione." (R.A. Schwaller de Lubicz)

23-12-2004

"Signore, lei è uno sciocco, ma il suo cervello è una cosa ammirevole." (Paul Valéry)

21-12-2004

Certo bisogna avere il coraggio di separare l'Energia in sé dal nostro percepirla come emozione, e poi come sentimento. Il coraggio consiste nel trovare l'umiltà di ammettere che non siamo noi a produrre l'amore, l'affetto, la tenerezza; ma anche la paura, la rabbia, l'odio... Tutto questo è solo la nostra reazione a un flusso di Energia che ci attraversa.
Ma se sappiamo farci attraversare senza opporre altra resistenza che quella costituita dalla nostra corporeità viva, ecco che appaiono amore, tenerezza, gioia. Se siamo invece contratti, tesi nelle spalle e nella nuca, con la mascella serrata, con il diaframma bloccato che non si abbassa ad ogni respiro, ecco la rabbia, l'odio, la distruttività. Ed ecco che l'Energia che ci attraversa, essendo amore, ci fa paura.
E dove c'è paura, non c'è il coraggio. Così diventiamo tanto egocentrici da dire alla nostra compagna "io ti amo", invece di "sei amata attraverso di me". "Io ti amo" finisce nel momento in cui non siamo più in grado di reagire all'Energia che ci attraversa; ma essa non cessa di attraversarci e quindi "sei amata attraverso di me" non finisce mai.

20-12-2004

La scienza contemporanea si interroga sulla coscienza. Il neurobiologo portoghese Antonio Damasio afferma che le sue ricerche lo inducono a pensare che la coscienza abbia origine dal sentimento, e la cosa lo sgomenta. Per Damasio "l’emozione e le reazioni affini sono schierate sul versante del corpo, mentre i sentimenti si trovano su quello della mente", ma corpo e mente appartengono alla stessa sostanza, cioè sono forme diverse della stessa Energia.
Certo è che l'emozione appartiene al sistema neurovegetativo, o sistema nervoso autonomo - involontario -, e che sentire l'emozione significa prenderne coscienza. Ecco che il sentimento portato alla coscienza viene processato dal pensiero, che ne diventa il padrone. Mentre l'emozione che ne è all'origine viene relegata sulla sfondo. Noi proviamo un sentimento, che così entra a far parte nel nostro mondo volontario e cosciente; ma veniamo provati dall'emozione. Il pensiero logico è responsabile di questa scissione.

19-12-2004

Non ci ricordiamo mai che il pensiero logico è stato inventato dalla filosofia greca. Prima, che tipo di pensiero c'era? Forse il pensiero funzionale, che Reich auspica per l'uomo a venire? O forse quello che gli egizi chiamavano "intelligenza del cuore"? Una intelligenza che, benché non fosse logica, permise loro di conoscere il cosmo ed edificare le piramidi e il tempio di Luxor.
Per una pensiero così, l'amore era una energia "sensualmente arida". Una forza d'attrazione, magnetica, per un verso e fondante e consolidante per un altro. Il geroglifico che usavano per dire amore (mer) era il simbolo di un aratro: prepara la terra a esser fecondata e traccia il perimetro del tempio da edificare.
Temo che il sentimento sia un prodotto del pensiero logico. Non così l'emozione.

18-12-2004

Applicare l'amore. Era un po' che ci pensavo. Ma non nel senso di partecipare amorevolmente alle vicissitudini interiori di chi mi si affida, ma di considerarlo come una forma particolarmente forte (e quindi potenzialmente efficace) dell'Energia Vitale che io definisco "non polarizzata". Quando l'amore si manifesta in modo potente in una persona e la travolge, come utilizzarla al meglio perché diventi un fattore evolutivo? Riconoscerne la potenza, abbandonarvisi (come ha detto una persona in seduta "come a una marea"). Questo solo fatto, che obbliga ad aprirsi e a ammorbidire i blocchi che ne impediscono lo scorrere e fanno male, è un motivo di crescita. Un salto quantico.
Ma l'amore è potenza e questo mi ha fatto ricordare un episodio biblico: Elia (il più potente dei Profeti), che per analogia può diventare l'amore di cui parlo, venne mandato a prendere da un drappello di soldati. Gli ordinava di andare da lui un re gravemente malato, che chiedeva di essere salvato. Elia alzò una mano e incenerì il drappello. Fu mandato un plotone: incenerito. E infine un esercito, incenerito anch'esso. Si decise allora di mandare un messo implorante, che molto umilmente pregò Elia di recarsi dal re e salvarlo. Stavolta Elia accondiscese.
Si pensa che questo già contenga un insegnamento. Ma c'è molto di più: Elia arrivò, vide il re e gli disse: "Metti in ordine la tua casa, perché presto morirai".
Se si chiede aiuto all'amore, è bene farlo con molta umiltà e tener conto della sua straordinaria potenza. Ma non è detto che ci salverà.
Ecco cosa dice Omar Ali Shah.

16-12-2004

Un’altra frase di Omar Ali Shah:

“Ho due caratteristiche che in apparenza sono contrarie all'insegnamento: una è l'arroganza, l'altra è l'orgoglio.
Sono arrogante perché so che sono bravo, quindi l'arroganza non mi ha in suo potere e non mi preoccupa. Posso esprimerla a piacimento in una situazione in cui l'arroganza può essere utile.
E sono orgoglioso perché ho un'ottima reputazione, e mi do da fare per mantenerla alta.
Entrambe queste caratteristiche, che qualcuno potrebbe chiamare debolezze, si basano su solide e robuste fondamenta, e inoltre sono utili, funzionali.
Una mia terza caratteristica è un caratteraccio ostico e selvatico, che ho ereditato dalla famiglia.
La buona notizia è che lo conosco, e quindi so controllarlo e usarlo. Non è lui che controlla me.”

14-12-2004

Sfogliando, trovo una frase di Omar Ali Shah, che mi illumina : “C'è un fattore, presente nella Tradizione ma assente nella psicoterapia occidentale, che dovete introdurre con grande cautela nella vostra terapia, al momento giusto e nella giusta misura. Qual è questo magico ingrediente?

È una cosa molto semplice, ma è la stessa differenza tra la vita e la morte. È una qualità che si chiama amore. In nessuna terapia occidentale troverete indicazioni su come e perché applicare l'amore. Non so perché un elemento così fondamentale sia stato lasciato da parte. Forse perché non è scientificamente controllabile, non possiamo farne il nostro schiavo. E poiché non lo si può usare in modo scorretto, dobbiamo usarlo correttamente o non usarlo affatto. Per questo si è deciso di non usarlo.

Penso che il fondamento di qualunque terapia sia cinquanta per cento l'amore e cinquanta per cento la conoscenza del paziente. Unendo questi due elementi, sviluppiamo automaticamente un atteggiamento sano e una terapia sana riguardo alla persona e ai suoi problemi.

A mio parere, l'amore è l'elemento mancante nel pensiero psicologico occidentale.

Se lo includete, vedrete che funzionerà per voi e per i vostri pazienti. Voglio dire che siete in grado di usarlo per il semplice fatto di dirvi: "Sì, posso usarlo". Posso affermarlo tranquillamente: l'amore è qualcosa che funziona o non funziona”.

13-12-2004

Molto stanco, dopo una giornata faticosa e non troppo produttiva, ho trovato un libro, e questa frase, tratta da un diario non pubblicato di Rumi, che esprime esattamente quanto io sento in questo momento: "Torno a casa così stanco che non riesco a tenere diritta la testa, e mi chiedo: 'A che serve tutto ciò?'. Lavoro come un asino e arrivo a sera stremato: a che serve tutto ciò?". Poi aggiunge: "È mattino, è si è levato il sole".

10-12-2004

Nel leggere le relazioni di Reich su casi clinici durante la sua sperimentazione della vegetoterapia, si rimane colpiti dalla possibilità di ottenere abreazioni al solo descrivere un atteggiamento o una espressione del volto.

L’esperienza dei nostri tempi è ben diversa e penso che ciò sia dovuto a fattori culturali (oggi la psicoanalisi e la psicologia sono entrati a far parte del bagaglio culturale popolare), ma anche a fattori di ordine evolutivo del genere umano. Si direbbe che, utilizzando i paradigmi reichiani, oggi le corazze si siano rafforzate. E non tanto quelle muscolari, quanto quelle costituite dal pensiero razionale e causale.

Il “paziente” di oggi è più abituato a pensare l’emozione, che a provarla. L’emozione tende ad entrare a far parte del mentale. La cultura media delle persone si è innalzata e con ciò la possibilità di analizzare e cristallizzare in un mondo mentale dell’acquisito stabilmente - ciò che è in realtà solo un’opinione che ci siamo fatti di noi stessi – quanto ci appare sul piano emozionale. Ci diamo ragione di ogni cosa che ci accade e  tendiamo, paranoicamente, ad attribuirne le cause a fattori esterni.

Superare queste barriere nella relazione d’aiuto diventa più difficile, persino per quella che ritengo la forma più efficace di approccio, cioè la vegetoterapia. Rispetto ai tempi di Reich, siamo diversi. Più consapevoli e... più coriacei.


HOME