
I.FE.N. - Istituto Federico Navarro
Scuola di Orgonomia - Napoli
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DICEMBRE 2004 |
NOTE QUASI GIORNALIERE DI UNO PSICOLOGO |
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31-12-2004 René Girard, antropologo, in uno studio sul sacrificio rituale, evidenzia come fin dalla notte dei tempi, esso costituisse un mezzo di pacificazione sociale, secondo il seguente meccanismo: nei miti dell’origine, in campo ci sono sempre due forze – bene e male – rappresentate da Dei e Demoni che “desiderano” uno stesso oggetto, secondo leggi mimetiche (quando un gruppo desidera una cosa, subito la desidera anche l’altro; è il mimetismo che scatena il desiderio, che quindi non nasce spontaneamente); ciò crea un conflitto per il possesso della cosa; il conflitto si inasprisce fino a divenire fine a se stesso, mentre l’oggetto del desiderio viene dimenticato. A questo punto i vari componenti dei due gruppi creano alleanze tra di loro al fine di sopraffare l’avversario; le alleanze si costruiscono in modo che – alla fine – tutti siano alleati contro uno solo, che diviene vittima e viene sacrificato. A questo punto il contrasto cessa per un breve periodo e la vittima diviene il pacificatore, cui tutti sono grati. Ma quando un sacrificio non è rituale, né è il frutto del conflitto, assume un altro valore: quello funzionale, il più difficile da accettare perché inevitabile. 30-12-2004 Il terremoto
nell'Oceano Indiano del 26 dicembre, l'evento epocale che ha provocato - si teme
- centomila vittime, ha causato uno spostamento dell'asse terrestre e la
vibrazione dell'intero Pianeta per alcuni giorni. Di questo si comincia a
parlare solo ora, con toni rassicuranti e minimizzanti, sebbene qualche
scienziato ieri abbia detto che "praticamente, è nata una nuova Terra". 29-12-2004 Personalmente concepisco la Vita come una grande fiume che scorre, diciamo un Nilo dell’anima. Mi ci immagino immerso che ne bevo quanto più posso, fino ad averne il ventre gonfio e fino a non sapere più bene che differenza ci sia tra l’acqua che ho dentro e quella dentro la quale mi trovo. Sì, potrei dire che la differenza c’è, e sono Io. Ma darei a Io un significato ben misero. Ed è proprio quello che faccio. 28-12-2004 27-12-2004 Per chi è provato dall'Amore, le porte del proprio cuore sono sempre aperte. Per chi vuole entrarvi, come per chi vuole uscirne. 26-12-2004 La fisica ha
trovato il modo di conciliare il mondo subatomico, dominato dal caso e dalla
probabilità, con il mondo macroscopico, dominato da leggi ferree, deterministiche:
questo modo si chiama decoerenza e consiste nell'accettare che, sebbene
le leggi quantistiche siano valide anche a livello macroscopico, esse
vengono mascherate a causa della grande complessità delle interazioni tra
sistemi miscroscopici. Noi vediamo solo il
macroscopico e lo misuriamo, ma la complessità delle interazioni che lo
costituiscono ci sfugge. 25-12-2004 23-12-2004 "Signore, lei è uno sciocco, ma il suo cervello è una cosa ammirevole." (Paul Valéry) 21-12-2004 Certo bisogna
avere il coraggio di separare l'Energia in sé dal nostro percepirla come
emozione, e poi come sentimento. Il coraggio consiste nel trovare l'umiltà di
ammettere che non siamo noi a produrre l'amore, l'affetto, la tenerezza; ma
anche la paura, la rabbia, l'odio... Tutto questo è solo la nostra reazione
a un flusso di Energia che ci attraversa. 20-12-2004 La scienza
contemporanea si interroga sulla coscienza. Il neurobiologo portoghese Antonio Damasio
afferma che le sue ricerche lo inducono a pensare che la coscienza abbia origine
dal sentimento, e la cosa lo sgomenta. Per Damasio "l’emozione e le reazioni
affini sono schierate sul versante del corpo, mentre i sentimenti si trovano su
quello della mente", ma corpo e mente appartengono alla stessa sostanza, cioè
sono forme diverse della stessa Energia. 19-12-2004 Non ci
ricordiamo mai che il pensiero logico è stato inventato dalla filosofia greca.
Prima, che tipo di pensiero c'era? Forse il pensiero funzionale, che Reich
auspica per l'uomo a venire? O forse quello che gli egizi chiamavano
"intelligenza del cuore"? Una intelligenza che, benché non fosse logica, permise
loro di conoscere il cosmo ed edificare le piramidi e il tempio di Luxor. 18-12-2004 Applicare
l'amore. Era un po' che ci pensavo. Ma non nel senso di partecipare
amorevolmente alle vicissitudini interiori di chi mi si affida, ma di
considerarlo come una forma particolarmente forte (e quindi potenzialmente
efficace) dell'Energia Vitale che io definisco "non polarizzata". Quando l'amore
si manifesta in modo potente in una persona e la travolge, come utilizzarla al
meglio perché diventi un fattore evolutivo? Riconoscerne la potenza,
abbandonarvisi (come ha detto una persona in seduta "come a una marea"). Questo
solo fatto, che obbliga ad aprirsi e a ammorbidire i blocchi che ne impediscono
lo scorrere e fanno male, è un motivo di crescita. Un salto quantico. 16-12-2004 Un’altra frase di Omar Ali Shah: “Ho due
caratteristiche che in apparenza sono contrarie all'insegnamento: una è
l'arroganza, l'altra è l'orgoglio. 14-12-2004 Sfogliando, trovo una frase di Omar Ali Shah, che mi illumina : “C'è un fattore, presente nella Tradizione ma assente nella psicoterapia occidentale, che dovete introdurre con grande cautela nella vostra terapia, al momento giusto e nella giusta misura. Qual è questo magico ingrediente? È una cosa molto semplice, ma è la stessa differenza tra la vita e la morte. È una qualità che si chiama amore. In nessuna terapia occidentale troverete indicazioni su come e perché applicare l'amore. Non so perché un elemento così fondamentale sia stato lasciato da parte. Forse perché non è scientificamente controllabile, non possiamo farne il nostro schiavo. E poiché non lo si può usare in modo scorretto, dobbiamo usarlo correttamente o non usarlo affatto. Per questo si è deciso di non usarlo. Penso che il fondamento di qualunque terapia sia cinquanta per cento l'amore e cinquanta per cento la conoscenza del paziente. Unendo questi due elementi, sviluppiamo automaticamente un atteggiamento sano e una terapia sana riguardo alla persona e ai suoi problemi. A mio parere, l'amore è l'elemento mancante nel pensiero psicologico occidentale. Se lo includete, vedrete che funzionerà per voi e per i vostri pazienti. Voglio dire che siete in grado di usarlo per il semplice fatto di dirvi: "Sì, posso usarlo". Posso affermarlo tranquillamente: l'amore è qualcosa che funziona o non funziona”. 13-12-2004 Molto stanco, dopo una giornata faticosa e non troppo produttiva, ho trovato un libro, e questa frase, tratta da un diario non pubblicato di Rumi, che esprime esattamente quanto io sento in questo momento: "Torno a casa così stanco che non riesco a tenere diritta la testa, e mi chiedo: 'A che serve tutto ciò?'. Lavoro come un asino e arrivo a sera stremato: a che serve tutto ciò?". Poi aggiunge: "È mattino, è si è levato il sole". 10-12-2004 Nel leggere le relazioni di Reich su casi clinici durante la sua sperimentazione della vegetoterapia, si rimane colpiti dalla possibilità di ottenere abreazioni al solo descrivere un atteggiamento o una espressione del volto. L’esperienza dei nostri tempi è ben diversa e penso che ciò sia dovuto a fattori culturali (oggi la psicoanalisi e la psicologia sono entrati a far parte del bagaglio culturale popolare), ma anche a fattori di ordine evolutivo del genere umano. Si direbbe che, utilizzando i paradigmi reichiani, oggi le corazze si siano rafforzate. E non tanto quelle muscolari, quanto quelle costituite dal pensiero razionale e causale. Il “paziente” di oggi è più abituato a pensare l’emozione, che a provarla. L’emozione tende ad entrare a far parte del mentale. La cultura media delle persone si è innalzata e con ciò la possibilità di analizzare e cristallizzare in un mondo mentale dell’acquisito stabilmente - ciò che è in realtà solo un’opinione che ci siamo fatti di noi stessi – quanto ci appare sul piano emozionale. Ci diamo ragione di ogni cosa che ci accade e tendiamo, paranoicamente, ad attribuirne le cause a fattori esterni. Superare queste barriere nella relazione d’aiuto diventa più difficile, persino per quella che ritengo la forma più efficace di approccio, cioè la vegetoterapia. Rispetto ai tempi di Reich, siamo diversi. Più consapevoli e... più coriacei. |
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