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I.FE.N. - Istituto Federico Navarro
Scuola di Orgonomia - Napoli

FEBBRAIO 2005

NOTE QUASI GIORNALIERE DI UNO PSICOLOGO
IN CERCA DEL SUO AUTORE
di Sergio Scialanca

 

24-02-2005

In un inquietante racconto, A. B. Yehoshua, descrive uno strano funerale. Al seguito della bara (vuota) cammina, tra gli amici, anche colui che avrebbe dovuto essere morto. Nessuno degli amici se ne avvede, o lo riconosce. L' Autore scrive: "...anche se qualcuno lo avesse riconosciuto, vi era da supporre che, poiché la maggior parte degli esseri umani sa riconoscere ciò che è vero e reale, di certo avrebbe ritenuto di essere stato tradito dall'immaginazione."
Vediamo solo ciò che ci aspettiamo di vedere.

23-02-2005

Noi viviamo in un mondo logico, in un mondo cioè che argomenta attraversa il logos, il linguaggio. Ma la razionalità, che è il prodotto di questo modo di argomentare, produce conflitti, invece che certezze.
Un esempio è l’ordine di legge di viaggiare in macchina con i fari accesi anche di giorno: bene, è ragionevole obbedire alla legge, ma accendere i fari in piena luce è irragionevole, dunque il nostro comportamento risulterà ragionevolmente irragionevole.
Questo paradosso è definito da Bateson “doppio vincolo”, in quanto qualsiasi cosa si faccia si entra in contraddizione con se stessi. Dal momento che è impossibile stabilire una concordanza tra il linguaggio (quanto ci viene detto) e il metalinguaggio (ciò che quanto ci viene detto significa), secondo Bateson il pover’uomo non può risolvere il paradosso che in uno di questi tre modi: l’ebefrenia, in cui si rifiuta il metalinguaggio e ci si limita al significato letterale; la paranoia in cui si rifiuta il linguaggio e si ricercano continui significati reconditi di quanto ci viene detto; la catatonia in cui si rifiutano entrambi i livelli e ci chiude ad ogni forma di comunicazione nell’autismo o – all’opposto – nell’iperattività: chi infatti ha troppo da fare non ha tempo per fare niente!

21-02-2005

"Un uomo è la somma delle sue cose, anche se alcuni fortunati sono la somma di un'assenza di cose." (Bruce Chatwin)

20-02-2005

Ciò che caratterizza i miracoli e le catastrofi, è la subitaneità con la quale producono i loro effetti.
Se gli stessi effetti si producessero lentamente, nell'arco di qualche decina d'anni, forse non ce ne accorgeremmo neppure.
Per questo motivo non pensiamo mai alla nostra vita come a un miracolo fatto di catastrofi.

19-02-2005

Potere: facoltà di fare, nient'altro.

18-02-2005

Il padre disse al figlio maggiore: "Tieni in ordine la nostra famiglia, e se qualcuno dei tuoi fratelli ne turbasse la pace e l'armonia, ti dò l'autorità di allontanarlo."
Il figlio meditò a lungo su questa grave responsabilità che gli veniva data, e alla fine si disse: "Se i miei fratelli sapessero che nostro padre mi ha dato questo potere su di loro, finirebbero per temermi piuttosto che amarmi. Ma se non lo sapranno io non avrò l'autorità per tenere in ordine la nostra famiglia e se li allontanassi si rivolgerebbero a nostro padre per ottenere di tornare, odiandomi.
Se utilizzassi in ogni modo l'autorità che mi è stata conferita, turberei la pace e l'armonia della nostra famiglia. Dunque, se lo facessi,  dovrei allontanare me stesso, come punizione per averlo fatto." E utilizzò il suo potere solo su se stesso, mantenendo il suo cuore in pace ed armonia, perché aveva a cuore la sua famiglia.

17-02-2005

Mi annoiano quelli che approvano tutto quello che dico, annuendo per dire che lo sapevano già.
Di solito non hanno la benché minima idea di ciò che sto dicendo e, nelle loro certezze, si privano della possibilità di poterlo mai intendere.
Preferisco quelli che se ne scandalizzano: si stanno confrontando utilmente con qualcosa di inaudito.

16-02-2005

Esistono tre tipi di responsabilità: quella che abbiamo, quella che ci viene data e quella che ci prendiamo.
La prima è naturale, e riguarda la Vita, anche la nostra.
La seconda è frutto dell'affidabilità che dimostriamo o della vigliaccheria altrui (assicurasi dell'origine, prima di assumerla).
La terza è il devastante risultato del nostro narcisismo onnipotente.

15-02-2005

La responsabilità non si può delegare. Si possono delegare solo alcuni dei compiti pratici che essa comporta.
Responsabilità equivale a libertà, e l'uomo che delega la propria libertà, cessa con ciò di essere un uomo.

14-02-2005

"Sentire" è alla base del lavoro psico-corporeo. Occorre però essere bene attenti a sentire ciò che c'è, e non ciò che si immagina debba esserci... Tale è l'attenzione che il mondo reichiano ha posto sul sentire, sull'emozione e sul piacere, che vi è il rischio che questi tre elementi costituiscano il parametro per giudicare l'efficacia di un percorso e che - involontariamente - si suggerisca alle persone in trattamento un "comportamento emotivo". Sensazione ed emozione sono effetti; bisognerebbe riferirsi alla loro Causa.

12-02-2005

La distinzione schizofrenica tra anima e corpo della cultura cattolica occidentale, ci ha privati della percezione dell'erotismo che può essere contenuto nella spiritualità (e conservata nella cultura mediorientale). Il che però è male inferiore alla terribile privazione che abbiamo subita della percezione di quanta spiritualità ci possa essere nell'erotismo.

11-02-2005

"Il mondo occidentale, riconoscendo quasi esclusivamente la razionalità come diretta conseguenza dell'empirismo, ha espulso ogni forma di conoscenza divergente. Il razionalismo ha sbiadito tutti gli aspetti del demonismo intellettuale, obbligando a costruzioni mentali "purificate" grazie al buon senso dell'oggettività, passaporto per edifici mentali spogli del titanismo panico di un Bruno, di un Dürer. Legato per sempre alla chiarezza dell'evidente, del consueto e dell'oggettivo, il cittadino occidentale vive la sua sicurezza della luce senza immaginazione." (G. La Porta)

09-02-2005

A due Capitani, amici tra loro, vennero affidati due diversi drappelli e la responsabilità di tenere delle posizioni strategiche. Il primo, molto amato da suoi, aveva molto a cuore l'armonia e la solidarietà tra di loro e creò un gruppo di amici capaci anche all'estremo sacrificio, l'uno per l'altro. Il secondo era severo, temuto e non molto amato; divise subito il suo drappello in due gruppi, ne destinò il primo alla sorveglianza armata del campo e il secondo agli approvvigionamenti, ventiquattr'ore su ventiquattro. Ogni giorno i due gruppi si scambiavano i compiti, ma erano stanchi, irritabili e pronti ad aggredirsi reciprocamente.
Durante la notte, il primo drappello venne circondato dal nemico e massacrato; solo il Capitano si salvò, facendosi credere morto. Il nemico tentò di circondare poi anche il secondo drappello, ma si rese conto che la difesa era così strenua e disperata che ne avrebbe riportate troppe perdite, e rinunciò.
Quando il primo Capitano guarì, si recò in visita al campo del secondo. Trovando una situazione tesissima, disse al suo amico: "Io ho l'abitudine di curare l'armonia tra i miei uomini. Quando sono stato attaccati, sono morti da eroi aiutandosi l'un l'altro, eroi della Patria. Dovresti fare qualcosa anche tu per rasserenare i tuoi..."
Il secondo Capitano rispose: "L'ho già fatto, li ho mantenuti vivi."

06-02-2005

Non vedevo l'ora di parlare per sapere cosa avrei detto. Ma, ascoltandomi, mi sono annoiato. Tranne un paio di cose, tutto quello che ho detto, lo sapevo già.

02-02-2005

L'amore che abbiamo per gli altri è il riflesso speculare dell'amore che abbiamo per noi stessi: ha le stesse paure, le stesse ansie, gli stessi trasporti, gli stessi desideri.

01-02-2005

Ogni tanto si chiude il momento del dire e si apre il momento del fare. Sembra allora, ed è così davvero, che non si possa dire nulla che non sia stato già abbondantemente detto o che tutti non sappiano già.
Vi è un ampio supermercato delle idee, tra le quali non resta che scegliere quella da adottare come la più conveniente, quella che al momento è in offerta speciale.
Ma, circa il fare in conseguenza dell'idea adottata, le cose cambiano: la faccenda è faticosa e così - dato che le idee sono così a buon mercato - forse è meglio sceglierne un'altra, che non costringa ad operare.


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