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I.FE.N. - Istituto Federico Navarro
Scuola di Orgonomia - Napoli

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NOTE QUASI GIORNALIERE DI UNO PSICOLOGO
IN CERCA DEL SUO AUTORE
di Sergio Scialanca

 

27-02-2006

Noi non abbiamo un solo mondo nel quale vivere. Il vero benessere è nella possibilità di essere in armonia consapevole con uno dei nostri mondi, quello al quale abbiamo scelto di aderire in quel momento e - contemporaneamente - di poterci volutamente distaccare dagli altri.

26-02-2006

Siamo così lontani dal concepire un reale "star bene", che vuol dire piacere e godimento della natura della vita, che ci sembra di aver raggiunto il massimo della felicità quando non stiamo male. Invece, è solo allora che inizia il vero percorso...

25-02-2006

Eco, la ninfa che riusciva ad incantare con la parola, respinta da Narciso, si cristallizza per il dolore e viene condannata a ripetere solo le parole dette da altri. Riflesso sonoro, come l'immagine di Narciso sull'acqua è riflesso visivo.
In somatopsicologia, il narcisismo è legato funzionalmente nel blocco del collo (dorsale) e della gola (ventrale): due facce della stessa medaglia. La voce dunque diviene - nel narcisista - strumento di fascinazione-seduzione che non comunica emozioni, ma "riflette" (sul)la sua perfezione immaginata: il narcisista parla solo di se stesso a se stesso, e si incanta della propria parola.

24-02-2006

Un amico caro ha - con benevola ironia - definito "leopardiano" lo spirito che mi anima.
Leopardi chiede alla Natura: "perché non rendi poi quel che prometti allor?" E' la stessa cosa, infatti, che io chiedo, con la sua stessa benevolenza, al mio amico.

23-02-2006

Le polarizzazioni estreme del pensiero, cioè le ideologie, sono pericolose in quanto finiscono per essere il modo condiviso di vedere le cose da parte di persone affette, tutte, da una particolare struttura caratteriale rigida. Lo scontro ideologico è quindi, sempre, lo scontro di opposte nevrosi.
Non si parla invece ormai più degli ideali, cioè delle forme di pensiero che consentono di plasmare la realtà del qui ed ora su un modello a venire. Un ideale non può mai essere un pre-concetto perché non si occupa mai di ieri, ma sempre di oggi in funzione di domani.

22-01-2006

Il problema, per definizione, prevede la possibilità di trovarne una soluzione. Diceva Navarro che, se non vi sono soluzioni, non vi sono problemi.
Viviamo dunque nella mitica Età dell'Oro: non ci sono più problemi, perché ormai non ci sono più soluzioni.

21-02-2006

"Aveva un concetto altissimo di se stesso, così alto che non si sentiva degno di allacciarsi le scarpe." (Franz-Olivier Giesbert)

20-02-2006

Si ha notizia oggi, su "le Scienze" di una ricerca che ha appurato come le decisioni di poca importanza siano più precise quando supportate dalla razionalità e come, invece, quelle di maggiore importanza per la vita futura del soggetto, lo siano se prese intuitivamente. Trattandosi della solita ricerca statistica, lascia - a mio parere - il tempo che trova.
Ma si può progettare se stessi soltanto per intuizione, ed è meglio fare progetti di breve periodo.

17-02-2006

Ma questo Essere, non più uomo - ma che deve all'esserlo stato la possibilità di non esserlo più - si troverebbe a vivere in un mondo di uomini e continuerebbe a provare "doglia o timore... piacere o speranza", pur considerandole ormai insignificanti.
A questo Essere, la sua stessa esistenza risulterebbe davvero insopportabile. Ma questo contraddice la sua "impassibilità". E pone un problema ulteriore: se l'essere è cosa diversa dall'esistere, riappare la dualità e la contemplazione dell'Unità cessa.

16-02-2006

Secondo Giordano Bruno, chi possa contemplare l'Unità, troverebbe insignificante "doglia o timore... piacere o speranza", che appartengono solo all'illusorio divenire. Il mio lavoro mi porta a vedere come per abbandonare come insignificanti il Dolore, la Paura, il Piacere e la Speranza, occorra imparare, pian piano, ad abbandonare i dolori, le paure, i piaceri e le speranze. Ma anche come questo sia impossibile di fatto per ogni essere che possa definirsi ancora umano; a ben pensarci queste quattro cose sono la nostra vita, perché riguardano le nostre emozioni fondamentali e la nostra capacità di progettarci.
Ma, naturalmente, chi contempli l'Unità, non è più un uomo.

13-02-2006

La sofferenza di un essere umano incapace di abbandonarsi a una emozione d’amore e alla sua naturale conseguenza, la comunicazione sessuale profonda e completa, tenera e forte, che culmini con l’attraversamento dell’esperienza corporea ed acceda a quella spirituale, è - in alcuni - causa di rabbia disperata.
Queste persone soffrono di una sorta di eccessiva polarizzazione della propria energia vitale, che è generalmente ricca e riccamente provvista di umanità. Il diaframma funziona come uno specchio a doppia faccia, capace di riflettere verso l’alto il flusso energetico che vorrebbe discendere verso i genitali, e verso il basso quello genitale che vorrebbe trasformarsi in una esperienza completa che riguardi la coscienza (occhi).
Questa incapacità di attraversamento del livello diaframmatici diventa un tormento. Il desiderio non riesce a trasformarsi in ad-gredior sessuo affettivo, e il bisogno di scarica genitale, di tipo “rettiliano”, istintuale, non riesce a trovare la mediazione del limbico, dell’emozionale.
Il sesso ricreativo riscatta questa sofferenza e la rende socialmente "normale".

10-02-2006

L'affermazione di Gregory Stock, della Scuola di Medicina di Los Angeles, che la sessualità stia trasformando gradatamente la sua funzione da riproduttiva a ricreativa (il che vale men che ludica), non è poi cosi peregrina.
Ho immaginato come cambierebbe il mondo di fronte a questa rivoluzione. Sesso ricreativo come... come non saprei, non mi riesce di trovare una sola attività umana che sia autenticamente e semplicemente ricreativa, tranne forse lo sport.
Intanto, posta la questione in questi termini, le diversità sessuali non avrebbero gran senso (ce l'hanno solo in funzione riproduttiva); il concetto di coppia stabile non avrebbe alcun fondamento, come giocare una partita a scacchi con un solo avversario per tutta la vita. Dunque la famiglia diventerebbe un luogo degli affetti sì, ma molto più sfumati e sarebbe una istituzione fondata sulla semplice convivenza delle persone in una stessa casa. Il complesso di Edipo dovrebbe andarsi a far friggere una buona volta e noi non avremmo più una comoda eziologia delle nevrosi. Troveremmo giocattoli erotici ed autoerotici nei negozi e una enorme offerta di bellezze puramente edonistiche, ma prive di qualsiasi "anima" su tutti i canali massmediatici... etc. C'è solo da divertirsi, ludicamente, ad immaginare.
Ma si scopre che l'immaginazione risulta una descrizione realistica: tutto questo deve essere già accaduto e il nostro corpo lo sa; solo la mente, notoriamente più tarda, non lo ha ancora accettato.

09-02-2006

Per chiarezza. La vegetoterapia è una metodologia somato-psicologica adatta a risolvere le problematiche psichiche agendo sul sistema nervoso autonomo, detto neuro-vegetativo.
La diagnostica energetica è l'analisi strumentale capace di individuare le disfunzioni energetiche del neurovegetativo che determinano problematiche a livello - contemporaneamente - della psiche e degli organi.
La vegetoterapia - se correttamente proposta - è quindi in grado di prevenire malattie organiche e la diagnostica energetica di individuare le zone somato-psichiche a rischio di malattia.
La vegetoterapia non può prescindere dal contatto diretto tra operatore e paziente; l'utilizzo di apparecchi che "producano" o "trattino energia" fuori da tale contesto è - in sé - pericolosa.

08-02-2006

Nella nostra cultura esistono figure professionali specializzate nell'occuparsi del soma (i medici) o della psiche (gli psicologi, psicoterapeuti, psicoanalisti, psichiatri, counselor...), ma non è ancora apparsa una chiarezza tale da giustificare l'esistenza di chi si occupi di energia nelle sue manifestazioni umane, unitarie e complessive. In fondo, la biofisica è scienza assai recente e si occupa comunque di studi teorici e sperimentali, ma non clinici. Il nucleo-essenzialismo è una scienza anche umanistica, di confine. Cercando di sviluppare e di utilizzare l'intelligenza del cuore, esso postula che soma e psiche siano le due polarità tra le quali oscilla l'En, che diventa IO energetico.

07-02-2006

La visione nucleo-essenzialista considera gli aspetti energetici, così come si presentano a monte della loro manifestazione fenomenica somato-psichica (quello dell'identità soma/psiche è un concetto di non immediata comprensibilità, alla stregua del concetto di spazio/tempo).
I disturbi somato-psichici sono quindi originati da dis-funzioni, e cioè da risonanze distorte (o inadeguate) dell'En alle sollecitazioni dell'energia cosmica.

06-02-2006

Ora, quando la lampada si fulmina, è la morte. Ma l'energia elettrica continua ad arrivare. La morte è allora la cessazione della capacità della resistenza di trasformarla in luce e calore. E la vita, di converso, è la capacità di reagire.

05-02-2006

Immaginate una lampadina: c'è una energia elettrica che la alimenta ed è fatta in modo di poter trasformarne l'elettricità in calore incandescente-luce, grazie a una resistenza costituita dal filamento. Se applichiamo sul bulbo di vetro una vernice nera ed accendiamo la lampada, vedremo comunque una bagliore - leggero - al suo interno. La luce infatti verrà assorbita quasi del tutto dalla vernice, che però - non essendo il nero un nero assoluto - lascerà filtrare quelle pochissime onde elettromagnetiche che non può trattenere. In altre parole, quasi tutta l'energia luce prodotta, rimarrà all'interno del bulbo.
Espresso in parole poverissime, questo è il concetto cardine del nucleo-essenzialismo: fuor di metafora, l'energia elettrica diventa energia cosmica, la lampada diventa uomo, la resistenza diventa En (o nucleo energetico). Di conseguenza il lavoro in vegetoterapia nucleo-essenzialista consiste nella ripulitura graduale del bulbo dallo strato di vernice nera, perchè la luce possa emergere ed espandersi oltre la superficie del vetro e rendersi visibile anche in lontananza.

04-02-2006

Il nostro cervello è incapace di concepire le otto dimensioni spaziali ulteriori alle tre note. Ha già notevoli difficoltà ad appropriarsi del concetto, ormai famigliare, di spazio-tempo. Non concepire significa non poter conoscere. In altre parole è la solita vecchia storia: una goccia d'acqua può conoscere se stessa (se possiede una coscienza), ma non l'oceano di cui è parte. Questo è vero per la goccia, ma forse meno vero per l'uomo, se accogliamo l'idea che esso sia microcosmo. L'uomo-goccia è l'Universo: non lo rappresenta, ma ne è la sintesi funzionale. L'inconoscibilità del Tutto che ci comprende nasce dunque solo dall'uso parziale che facciamo delle nostre facoltà mentali, privilegiando insensatamente l'intelligenza razionale e mortificando l'intelligenza del cuore. Per la quale conoscere significa semplicemente identificazione: diventare cioè l'oggetto della conoscenza.

03-02-2006

Alla luce della nuova fisica, il concetto di "realtà" muta. Se - come le più recenti scoperte sui neutrini sembrano confermare anche sperimentalmente - il nostro è un Universo a 12 dimensioni, di cui ben 11 spaziali ed una (ma se ne teorizzano anche di più) temporale, è evidente che la nostra "realtà" tri- o quadrimensionale risulta essere semplicemente una minima parte della Realtà: quella condivisa. Possiamo quindi - dal punto di vista psicologico - definire oggi "realtà" nient'altro che quella zona sensoriale di cui abbiamo una esperienza condivisibile.
Per fare un esempio: se io vedo un fantasma, forse sono un folle o un visionario; se lo vediamo in dieci, forse una qualche verità potrebbe esserci, sebbene alquanto remota; se lo vedessimo tutti, il fantasma sarebbe considerato reale. Infatti, noi non vediamo - da un punto di vista quantistico - che fantasmi.
Quel che fa sorridere è che queste conclusioni sono tratte dalla Scienza: quindi dall'assoluta, realistica, osservazione della... realtà.

02-02-2006

La "brillantanza" (di cui parla Castaneda e così cara a Gabriele La Porta) è un fenomeno di risonanza, che si manifesta in quanti hanno una percezione di ogni cosa come di un vivente, capace di imprimere una "impressione", una vibrazione, sul proprio essere. Ogni oggetto, ogni fatto, è un segno; o forse, un simbolo vivente che rimanda a una realtà più onnicomprensiva, più unitaria e quindi percepita come trascendente. Un trascendente che si esprime costantemente nell'immanente.
Chi la possiede ha - per natura - una capacità di risonanza più ampia della maggioranza delle persone. Nulla di più: una particolarità da spendere con umanità nell'umanità. Le migliori - di queste persone - si chiedono se sono pazze e hanno paura di questo loro "sentire"; le peggiori si auto-attribuiscono i "poteri".
Federico Navarro definiva "reversibilità" la capacità di abitare coscientemente "altri luoghi" della coscienza, fondando scientificamente questa affermazione sulla consapevolezza dell'esistenza di diverse dimensioni, di strappi spazio-temporali e di quelli che l'attuale teoria delle superstringhe definirebbe "worm hole", tunnel che consentono di collegare tra loro diverse realtà fisiche parallele.

01-02-2006

Sono sempre colpito e reso vagamente inquieto dalle donne dotate, più o meno consapevolmente, di "spirito sciamanico". Non posso esimermi dal provare un profondo rispetto per il mistero che rappresentano, spesso anche a se stesse. Persone che mi mostrano quanto la psicologia sia incapace di leggere in modo adeguato il loro sentire animico, la loro densità energetica difficile da sostenere, attraversata con loro stesso stupore e paura da fenomeni di "brillantanza" e da improvvisi cambi di stato della coscienza. La loro natura è la Natura.


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